INCONTRO FORMATIVO PER OPERATORI DEL MASSAGGIO DEL BEN-ESSERE

 

TITOLO

COMUNICARE: ESPERIENZE A CONFRONTO

a cura di

dr. Francesco MONTEFINESE

CONTENUTI TEORICI

Comunicazione, dal latino comunico, significa condivisione.
Non significa "mandare messaggi", ma va intesa come un atto sociale e reciproco di partecipazione, atto mediato dall'uso di simboli significativi tra individui e gruppi diversi.
Comunicare = interagire, mettere in comune, mettere in relazione

Elementi universali della comunicazione

1. l'emittente: è il soggetto (o i soggetti) che comunica il messaggio
2. il ricevente: è il soggetto (o i soggetti) che riceve il messaggio3. il messaggio: è il contenuto di ciò che si comunica. Può essere una informazione, un dato, una notizia o più semplicemente una sensazione
4. il codice: è il sistema di segni che si usa quando si comunica e senza il quale non avviene la trasmissione del messaggio. Può essere sia una lingua, che un gesto, un grafico, un disegno.
5. il canale: può essere inteso sia come il mezzo tecnico esterno al soggetto con cui il messaggio arriva (telefono, fax, posta ecc.) sia come il mezzo sensoriale coinvolto nella comunicazione (principalmente udito e vista)
6. la codifica: è l'attività che svolge l'emittente per trasformare idee, concetti e immagini mentali in un messaggio comunicabile attraverso il codice
7. la decodifica: è il percorso contrario svolto dal ricevente che trasforma il messaggio da codice in idee, concetti e immagini mentali
8. il feed-back: è l'interscambio che avviene tra ricevente ed emittente quando l'informazione di ritorno permette all'emittente di percepire se il messaggio è stato ricevuto, capito ecc.
9. il contesto o ambiente: è il "luogo", fisico o sociale, dove avviene lo scambio comunicativo - può incentivare o al contrario disincentivare la comunicazione

E’ possibile  individuare  in ambito  teorico  due  modelli di  studio  che riguardano  la comunicazione tra  i  quali il  secondo è  il modello più  vicino  al fenomeno  della comunicazione  tra  sistemi viventi,  rappresentandone  tutta  la complessità ed il fascino di  un atto  comunicativo  nonché  di una buona comunicazione:
il primo  posiamo  ricondurlo  ad  uno  schema  molto semplice e  lineare per cui  abbiamo  un
            emittente                                     messaggio                              ricevente
può  tranquillamente essere rappresentato graficamente da  una linea retta e anche due  cerchi (che rappresentano  i  sistemi  che stanno  comunicando) separati  tra di loro.

in  questo caso  abbiamo  una descrizione della comunicazione come passaggio  relativamente semplice di informazioni dunque  una trasmissione.

il  secondo modello  è  molto più complesso  in quanto  implica una sovrapposizione dei due sistemi  che comunicano  con un’area  comune che sta proprio  a designare  il  fatto  che il  ricevente  e contemporaneamente emittente e l’emittente contemporaneamente  ricevente  in una circolarità che  non è possibile  scindere  individuandone  un inizio  ed  una fine.

in  questo caso  la comunicazione  è una relazione, un  mettere in comune (senso  etimologico della parola derivata dal latino), una com-prensione. L’elemento  del  “mettere  in comune”  o meglio  le  parti sovrapposte  stanno  proprio   ad  indicare non solo  che  ciò  è quello che accade a tutti i sistemi viventi (e cioè che comunichiamo  sempre continuamente anche  senza  volerlo  e senza saperlo), ma sta anche ad indicare che  la comunicazione  o meglio  una soddisfacente comunicazione non è  altro  che  la capacità  di entrare  (consapevolizzare) nella mappa concettuale dell’altro.

La buona comunicazione  racchiude  in  se parte del  Ben-essere che  le persone che  non  comunicano  in  modo  soddisfacente  non possono  provare e vivere

La buona comunicazione  induce  anche  un  buon  ascolto; significa dunque sapersi  ascoltare e saper ascoltare l’altro.

 

Le figure professionali che si occupano  di Ben-essere e/o  di Ri-abilitazione hanno  necessità di  porsi  in uno  stato interno  (o meglio  processo) di  una buona comunicazione dunque  di un  buon ascolto di  se e dell’altro per  poter  operare con  le proprie metodologie nella direzione di una diffusione del  ben-essere. Anche  il  massaggio  è una forma di comunicazione.
 

Se volessimo  dunque trarre  da quanto finora detto, una legge precisamente sulla comunicazione possiamo così  delinearla e cioè:

non è possibile  non  comunicare

aggiungerei  che  è dunque una necessità  della vita biologicamente e spiritualmente  intesa.

La comunicazione  è  complessa anche  perché  è possibile distinguerne diverse forme:
Comunicazione verbale: utilizza le parole e dunque  noi  siamo  attenti al  contenuto  di cio’  che viene detto
Comunicazione non verbale: espressione dei volto, gesti, posture corporee e necessariamente anche le tensioni di  singoli muscoli  o  gruppi  muscolari in  diverse  parti  del  corpo. E', questa forma di comunicazione  molto meno meno facilmente sottoponibile a "censura", e quindi succede  che  puo’  esprimere e dunque rinforzare, per esempio, i  contenuti  delle parole, ma, può anche  tradirli  in  qualche  modo. Teniamo  presente  che la comunicazione  non verbale e paraverbale  insieme  occupano una percentuale  molto ampia rispetto alla comunicazione non  verbale e  quella che arriva  indubbiamente ad  ognuno  di noi  dell’altro anche a scapito  delle  parole e dei  loro  significati.
Comunicazione  para-berbale: come  dice  la stess parola “para-verbale” è tutto  ciò che  accompagna  necessariamente  l’emissione della parola  strutturata  in  quanto parola e per esempio il  tono  della voce, il timbro, il volume, il  ritmo  del linguaggio, esitazioni della durata di secondi, emissione di suoni non  codificabili che accompagnano la parola o  le parole..
Se  pensiamo per esempio  ad una persona che  parla frettolosamente e con un  ritmo  del inguaggio  molto incalzante  ci  vengon in mente persone con  vissuti  e stati  emotivi  di tipo  ansioso o  estremamente preoccupato. Se  facciamo  mente locale a tutte le volte  in cui  noi siamo  ansiosi per qualsiasi  motivo nela vita il nostro ritmo del inguaggio  è piuttosto  accelerato.  Al  contrario una persona con umore  triste, depresso, o  semplicemente  molto  rilassato tenderà  ad avere un  ritmo  piuttosto ampio del linguaggio.
Lo  stesso  tono di voce  può  alzarsi o  abbassarsi, divenire  più  acuto  o più basso, coinvolgendo più o meno  alcuni muscoli del  diaframma  o della parte alta  del  busto a seconda  se  il nostro  stato interno  è  in un certo momento  di  tensione e di  allarme piuttosto che tranquillo. Questi sono  esempi reali e contemporaneamente semplici, gli  aspetti paraverbali  della comunicazione  offrono  una complessità  enorme possono  dunque rivelare  di noi  stessi processi interni  di cui noi  siamo  inconsapevoli in  quel  determinato istante.

Comunicazione simbolica: il nostro modo di vestire, gli oggetti di cui ci circondiamo, il modo di come è  arredato il nostro  luogo di  accoglienza degli  altri  piuttosto che i nostro  studio di lavoro, i  colori  che  indossiamo e tutto il resto. Costituiscono una parte molto significativa della nostra comunicazione.

 

CONDIZIONI E TECNICHE

 

La condizione di  base  per poter  ben comunicare e soprattutto  saper ben  ascoltare l’altro è  quella dell’ASCOLTO  ATTIVO.
Ascoltare  abbiamo  anche visto  che  è un processo  diverso  dal  Sentire.
Una tecnica che  si utilizza dunque  per facilitare  un  ascolto  attivo è  quella della riformulazione.
La riformulazione   altro che cos semplice  è piuttosto complessa,  e  possiamo intanto  suddividerla  in  diversi  tipi di  riformulazione:

  • Riformulazione semplice: è semplicemente  un  ripetere tutta  la frase o anche qualche  parola o l’ultima parola della persona. Questo ha  l’effetto di  far  sentire  l’altro  ascoltato. L’altro  verifica  in questo  modo  che  siete attenti  a quello che dice, che avete attenzione  per  lui o lei. Inoltre  voi potete verificare  se avete ben  capito semplicemente  perché  se  la vostra riformulazione semplice  non è  accettata dall’altro probabilmente  avete  mancato di attenzione  per  una parte della parole o  le avete cambiate nella vostra riformulazione cambiano  addirittura  il senso di ciò che  l’altro vi  aveva comunicato.
  • Riformulazione-chiarificazione: rimanda elementi della comunicaz. della persona che sono rimasti più nascosti – da la possibilità di vedere un nuovo significato  o  aspetti  ai  quali  non  aveva fatto  attenzione  fino  ad allora). Ovviamente  è  intuibile come questo  tipo di  riformulazione  permette all’altro  di  consapevolizzare  alcuni  aspetti  di  sé e del proprio  stato  interiore piuttosto  che del suo modo di relazionarsi con  se stesso e con  gli altri e di  sentirsi maggiormente e  più profondamente compreso.
  • Riformulazione del  sentimento: coglie nella comunicazine dell’altro  i  sentimenti ,  le emozioni e  i  vissuti  che accompagnano  la comunicazione verbale. Questo  tipo di  riformulazione può veramente  mettere  in  contatto profondo  l’operatore e  i  cliente e  predisporre le condizioni per  un  ottimo intervento  di  massaggio  continuando   così  la funzione dell’ascolto profondo  attraverso  il  contatto corporeo.

 

Dobbiamo  inoltre  sapere a questo punto che la qualità  del nostro  ascoltare  l’altro è  un messaggio   in  sé;
            buone regole dunque sono:

  • prendere il  tempo necessario. Lasciare esprimere  il più  completamente  possibile  l’altro. Restare  in  silenzio prima di  rispondergli
  • rispettare  la persona che si ha di  fronte. Le vostre  opinioni possono  essere differenti. La sua  opinione è  fondamentale  per  lui, può  rappresentare  una certezza  nonostante tutto, è il  suo mondo, è il suo modo  di  dare  un  senso  alle cose ecc.  ecc. Va rispettata  per quello che è. Questa è  la base  per  una buona comunicazione.
  • Ascoltare. Implica tutto. Ascoltare  il contenuto  delle parole le vibrazioni  emotive e le sensazioni che vi trasmettono ed  il  senso di ciò che vuole dire l’altro. Centrarsi  dunque sul  vissuto  emozionale del vostro interlocutore,  al  di là  di  ciò che espresso  razionalmente con le sole parole.
  • Verificate sempre  facendo  riformulazioni  che  avete ben  capito. Anche richiedendo con  domande. Proponete con  tatto la vostra  riformulazione.

 

 

   Per  chi  è  curioso….. ulteriori  approfondimenti:

(Tratto da: lezioni sulla comunicazione università di Udine, Facoltà di Psicologia)

La comunicazione è animale
La forma più elementare di comunicazione, ma anche la più universale, è la comunicazione
animale, presa a modello dalla stessa cibernetica per mostrare la differenza tra la
comprensione della comunicazione e la strumentazione con cui si attua.
La comunicazione è sempre tra animali, sebbene non sia sempre diretta. Per esempio,
non comunichiamo con i calcolatori, ma per mezzo di loro. Un segnale animale è un processo
fisico eseguito e controllato da un animale, percepibile da altri animali e capace di
alterare il loro comportamento; il messaggio portato da un segnale animale è una rappresentazione
codificata di eventi del sistema nervoso centrale dell'individuo segnalante; il significato
di un messaggio per un ricevente è il cambiamento nel suo sistema nervoso centrale
causato dal segnale che porta il messaggio; un animale capisce un messaggio se gli
eventi provocati nel suo sistema nervoso centrale dal segnale che lo provoca sono simili a
quelli che sono avvenuti nell'animale che lo ha emesso; due animali comunicano se essi
comprendono i messaggi dei segnali che si scambiano. Benché la comunicazione possa
avere un valore, non è necessariamente intenzionale. Per esempio i segni scambiati da
insetti sociali, essendo programmati geneticamente, non sono intenzionali anche se sono
funzionali.
La psicologia animale definisce la comunicazione come la trasmissione di informazioni
da un animale all'altro tramite segnali che sono il prodotto di una specifica selezione naturale.
La comunicazione si è evoluta sia al servizio della riproduzione sessuale, come i segnali
relativi alle condizioni di recettività sessuale nelle femmine o i comportamenti di corteggiamento,
sia al servizio della delimitazione del territorio, come la designazione dei distretti
attraverso il canto degli uccelli canori o la deposizione di escrementi come nei gatti onei cani. Oltre che nell’ambito della stessa specie esistono tipi di comunicazione fra specie differenti, in particolare tra predatore e preda, mentre nei primati che vivono in società si
riscontrano forme di comunicazione attraverso espressioni facciali analoghe a quelle delI'uomo.

 

 

La comunicazione è sociale
Ogni comunicazione è un fatto sociale, sia che avvenga tra due o più individui sia che
avvenga nel colloquio interiore di un individuo con se stesso. La ragione è dovuta al fatto
che ogni segno è leggibile solo all'interno di un'esperienza comune o di un sistema basato
su consuetudini culturali comuni. Per questo prevede oltre alla sintassi che studia i rapporti
formali dei Segni fra loro senza riferimento al contenuto significativo, e oltre alla semantica
che si riferisce alla relazione dei segni con ciò che designano, c’è una pragmatica che studia
il rapporto dei segni con coloro che ne fanno uso in una determinata situazione. Questo
rapporto presenta le forme più svariate. Ogni atto di comunicazione costituisce un rapporto
sociale. Ciò lo si osserva in massimo grado nella lingua: ogni frase è assertiva, interrogativa,
imperativa o ottativa: questo lo si marca nell'intonazione, nella scelta e nell'ordine
delle parole. Si parla per informare il proprio ascoltatore, per chiedergli informazioni, per
dargli un ordine, o per prenderlo come testimone di un desiderio.
Su questa base si distingue la comunicazione, caratterizzata dall'intenzione del mittente
di rendere il ricevente consapevole di qualcosa, dal passaggio di informazione dove questa
intenzione è assente mentre ciò che conta è il valore o il significato che il ricevente attribuisce
al messaggio, per cui vale la pena di osservare che il significato del mittente include
la nozione di intenzione, mentre il significato del ricevente coinvolge la nozione di
valore o significanza. Alla base di entrambi, dell'intenzione del mittente e del conferimento
di significato da parte del ricevente, c'è la nozione di scelta: da ciò dipende uno dei fondamentali
principi della semantica: il principio della scelta, ossia la possibilità di selezione
fra alternative. Questo principio si esprime di frequente così: il significato o la significatività
implica scelta.
La comunicazione non verbale
Apparentemente nell'uomo il sistema comunicativo più importante è quello verbale: è
anzi questa una delle caratteristiche più salienti ed esclusive della nostra specie. Tale indiscutibile
predominanza del sistema verbale ha tuttavia portato, specie in passato, molti
Autori a trascurare la possibilità di altri sistemi comunicativi, o comunque a considerarli di
importanza massima.
D'altra parte, ricerche relativamente recenti hanno richiamato l'attenzione sul ruolo dei
meccanismi non verbali nella nostra specie, sottolineando come essi abbiano, seppure
spesso a livello non pienamente cosciente, un'importanza determinante. Poiché questo interesse
per la CNV ha dovuto e ancor oggi deve molto allo studio della comunicazione negli
altri animali, è proprio da questo argomento che dovremo iniziare la nostra esposizione.
Lo studio della comunicazione costituisce indubbiamente uno dei punti centrali e più vitali
del moderno studio del comportamento animale, soprattutto in vista del fatto che la
comunicazione è uno degli aspetti fondamentali di qualsiasi tipo di comportamento "sociale".
Come si è visto in precedenza, la comunicazione non è costituita né dal segnale né dalla
risposta, ma dalla relazione tra questi due elementi. Nel caso del comportamento animale,
anche se un animale emette un segnale e l'altro apparentemente risponde a esso,
non si può affermare che vi è stata comunicazione a meno che la probabilità della risposta
emessa dal secondo animale non risulti modificata rispetto a ciò che era prevedibile in assenza
del segnale.
Sappiamo ovviamente che nel caso delI'uomo la comunicazione si può verificare anche
in assenza di una modificazione visibile da parte del recipiente (informazioni banali o momentaneamente
inutili possono essere registrate mentalmente senza tuttavia essere immediatamente
utilizzate in un'azione), ma nel caso del comportamento animale non è invece
possibile utilizzare altro criterio che quello dell'emissione di una risposta da parte del
recipiente. D'altro canto, anche nel comportamento animale esistono azioni che alterano la
probabilità di emissione di una risposta ma non costituiscono tuttavia una vera e propria
comunicazione.

Gli animali (uomo compreso), per comunicare, utilizzano un gran numero di canali sensoriali
differenti.
Il canale forse più studiato e che ha probabilmente maggiore importanza nei vertebrati è
quello visivo: la comunicazione visiva è spesso caratterizzata da esibizioni stereotipate
(display), che possono generalmente essere percepite a distanza relativamente elevata.
Nella comunicazione visiva possono essere distinte varie sottocategorie, come:
a) l'aspetto corporeo, che può servire a segnalare la specie, lo stato di arousal sessuale,
le emozioni, l'aggressività, l'eccitazione (in questa categoria vengono comprese
anche le variazioni di colore della cute che possono segnalare emozioni o aggressività);
b) i comportamenti spaziali, variabili tra specie e specie e in funzione della situazione
ambientale, che possono contribuire a segnalare le distanze interindividuali e il territorio;
c) le espressioni facciali, di grande importanza in particolare nei Primati, in cui si ha un'espressività
estremamente sviluppata
d) la direzione dello sguardo e le sue caratteristiche, che riflettono l'atteggiamento generale
dell'animale divengono segnali sociali di notevole importanza: ad esempio in
molte specie uno sguardo diretto e fisso negli occhi di un altro animale può essere un
segnale di minaccia;
e) gesticolazioni, che possono avere significato di minaccia, di rappacificazione, di invito,
ecc. È interessante notare come spesso negli scimpanzé siano presenti gesticolazioni
assai simili a quelle umane;
f) postura: come venne già notato da Darwin (1872), il modo in cui l'animale si muove e
le sue differenti posture possono riflettere il suo stato emotivo o sociale.
Un secondo canale di grande importanza è quello vocale, che ha il vantaggio di poter
essere ricevuto a notevole distanza senza comunicare necessariamente la posizione dell'individuo
che lo emette. In questa categoria rientrano molti segnali di allarme, ma anche
molte vocalizzazioni di corteggiamento. Ovviamente, gli animali più noti per le loro vocalizzazioni
sono gli uccelli, in alcuni dei quali esse hanno un notevolissimo grado di sofisticazione,
ma questo canale è ampiamente utilizzato anche dai Primati, in particolare dagli
scimpanzé, che hanno un repertorio vocale abbastanza esteso.
Il terzo canale, quello tattile, che nella nostra specie è spesso inibito, almeno nelle culture
occidentali, ha anche grande diffusione negli animali. Esso permette ovviamente solo
lo scambio di messaggi a brevissima distanza, ma ha notevole valore nelle interazioni sociali
più intime, legate al riconoscimento individuale. Ad esempio si potrà trattare delle pulizie
sociali reciproche, di segnali di presentazione sessuale e in generale del contatto fisico
come segnale affettivo o di rappacificazione.
Il quarto canale, quello olfattivo-gustativo, è pure assai inibito nelle società occidentali,
ma ha estrema importanza negli animali. Esso permette una grande varietà di segnali, che
presentano inoltre una caratteristica persistenza nel tempo (l'escreto di determinate ghiandole
può persistere a lungo nell'ambiente) e una tendenza alla diffusione. Tra i segnali
chimici più frequentemente usati, ve ne sono di corteggiamento, di territorio, di allarme, di
disponibilità sessuale, di aggressività, ecc.
Esistono poi anche altri canali, probabilmente non utilizzati dall'uomo, ma presenti in un
numero limitato di specie animali: ad esempio vi sono alcuni pesci che possono comunicare
attraverso modificazioni del campo elettrico.
Per mezzo di tutti questi segnali e delle loro combinazioni, gli animali possono, naturalmente
in modo e misura differenti da specie a specie, comunicare una grande varietà di

messaggi, il cui studio è di estrema importanza per la comprensione delle modalità comunicative
della nostra specie. In alcuni casi, è stato inoltre possibile insegnare sperimentalmente
a degli scimpanzé a utilizzare vari tipi di "linguaggio" umano, ad esempio il linguaggio
gestuale utilizzato dai sordomuti.
Comunque, nonostante i risultati veramente strabilianti di alcuni studi, è evidente la necessità
di tracciare una linea di divisione tra l'uomo e gli altri organismi per quanto concerne
le capacità di comunicazione: non vi possono essere dubbi che il linguaggio umano,
nelle sue diverse forme, superi nettamente come complessità e flessibilità quello di qualsiasi
altra specie.
Origini della cnv nell'uomo
Una risposta almeno parziale all'interrogativo di quali siano le origini della CNV nell'uomo
può essere tratta da quanto abbiamo detto più sopra riguardo alla filogenesi di alcuni
comportamenti non verbali, ma il problema rimane tuttavia aperto. Nel caso degli animali, i
meccanismi comunicativi possono essere in larghissima parte ricondotti a fattori biologici,
ma questa constatazione non può essere considerata sufficiente: è necessario cercare di
chiarire i meccanismi evolutivi che hanno portato allo sviluppo dei segnali sociali utilizzati
dalle varie specie. Nel caso dell'uomo, il problema è ancora più complesso, dato che elementari
considerazioni portano alla conclusione che nella nostra specie la maggior parte
dei processi comunicativi è appresa o comunque ampiamente modificata dall'apprendimento.
Resta tuttavia da chiarire quanta parte esattamente del comportamento comunicativo
umano, verbale o non verbale, sia biologicamente determinata e quanta sia invece attribuibile
a fattori di apprendimento, e inoltre è ancora relativamente oscuro quali siano i tipi
di apprendimento che entrano in gioco nella sua acquisizione; questo problema è particolarmente
avvertibile nel caso della CNV, data la relativa carenza di ricerche affidabili. In
base ai pochi dati disponibili sembra che un insegnamento esplicito e cosciente della CNV
sia relativamente raro, mentre un ruolo importante sarebbe svolto da fenomeni imitativi;
una spiegazione in termini di imitazione può tuttavia essere difficile da sostenere, in particolare
quando si tratti di usi complessi della CNV, come ad esempio l'elaborazione dei segnali
non verbali che regolano il flusso del discorso tra due o più persone.
Un contributo importante alla soluzione di questo problema può venire dallo studio di
culture differenti: le ricerche transculturali sinora condotte indicano che, sebbene vi possano
essere alcune variazioni, alcuni aspetti della CNV (come ad esempio quelli legati all'espressione
facciale delle emozioni) sono comuni a tutte le culture umane, mentre altri aspetti
(come ad esempio i gesti simbolici) hanno una variabilità interculturale assai maggiore.
Non si deve inoltre mai dimenticare che l'uomo possiede anche un linguaggio verbale
assai sviluppato, che coesiste con la CNV, per cui quest'ultima non deve mai essere considerata
separata da esso. Il linguaggio verbale è spesso accompagnato da una complessa
serie di segnali non verbali che esemplificano, accentuano, sostengono il discorso verbale
e ne regolano il flusso e la sincronizzazione. È a questo punto necessario affrontare
direttamente il problema, che avevamo rimandato, della definizione della CNV.
Verso una definizione della comunicazione non verbale
Possiamo dire che la CNV comprende tutte le risposte umane che non possono essere
descritte come parole espresse manifestamente (oralmente o per iscritto).

Una classificazione abbastanza comprensiva dei fenomeni non verbali può essere basata,
ad esempio, sui canali sensoriali interessati (acustico, visivo, olfattivo-gustativo e tattile).
Tra i comportamenti non verbali si possono indicare il contatto diretto, la postura, l'aspetto
fisico, i movimenti mimici e gestuali, la direzione dello sguardo e le variabili paralinguistiche
indicative dello stato emotivo, come il tono di voce, il ritmo del discorso e la sua accentuazione,
i movimenti del corpo o comportamenti cinesici, espressioni facciali, caratteristiche
fisiche, comportamenti oculari, comportamenti di contatto diretto, paralinguaggio,
prossemica, artefatti e fattori ambientali; in più l'olfatto, la sensibilità cutanea alla temperatura
e al contatto e l'uso di artefatti.
In genere, la maggior parte degli Autori hanno classificato i comportamenti non linguistici
principalmente in termini di zona (la faccia, gli occhi) o di attività del corpo (i gesti, l'avvicinamento
o l'allontanamento), cioè il "linguaggio delle azioni", il "linguaggio dei segnali" e
"linguaggio degli oggetti".
I segnali non verbali hanno tre diversi livelli funzionali:
1. definiscono, condizionano e limitano il sistema: il tempo, il luogo, la situazione possono
dare ai soggetti che interagiscono delle indicazioni su chi partecipa al sistema,
su quali saranno le interazioni prevedibili e su quale è di conseguenza il contenuto
più appropriato della comunicazione;
2. contribuiscono a regolare il sistema, indicando la gerarchia e la priorità tra gli interlocutori,
segnalando il fluire e il ritmo delle interazioni, fornendo metacomunicazione e
feedback;
3. comunicano il contenuto, a volte in modo più efficiente dei segnali linguistici, ma per
lo più in modo complementare e ridondante rispetto al flusso verbale.
In generale, bisogna ricordare che un'espressione comunicativa può includere o
meno un comportamento verbale, ma che una componente non verbale è sempre
presente.

 

Quando l'atto verbale si verifica, l'atto non verbale può essere o no in accordo con esso,
ma costituisce comunque un correlato necessario dell'evento comportamentale nel suo insieme.
Ad esempio, una persona può comunicare il fatto che sta piovendo alzando il volto
verso il cielo e stendendo le mani in avanti per sentire le gocce, sia che ciò sia o meno accompagnato
dalla verbalizzazione "mi sembra che stia cominciando a piovere". Di conseguenza,
in alcuni casi la CNV può sostituire quella verbale e comunque contribuisce alla
sintassi in tutti i casi di comunicazione interpersonale.
I vari ruoli dei comportamenti non verbali nella comunicazione umana si possono definire
in cinque funzioni generali specifiche del comportamento non verbale in rapporto alla
comunicazione verbale. Di queste cinque funzioni, la più ovvia è forse la ripetizione, in cui
il gesto ripete il significato della parola; i comportamenti non verbali possono tuttavia anche
contraddirsi con quelli verbali, come nel caso di una lode verbale data con un tono di
voce sarcastico, possono essere complementari a quelli verbali, come quando una lode è
accompagnata da un sorriso, possono accentuare la verbalizzazione, ad esempio toccando
affettuosamente l'interlocutore, e possono infine essere utilizzati per regolare le interazioni
e le comunicazioni umane, in particolare per mezzo della mimica facciale, dei gesti e
dello sguardo.
Le funzioni della CNV e i suoi rapporti con la comunicazione verbale possono, dunque,
essere schematizzati nelle seguenti categorie:
a) Ripetizione. La CNV può servire semplicemente a ripetere ciò che viene detto
verbalmente. Ad esempio, se si spiega a una persona quale strada deve seguire
per arrivare a un determinato luogo e contemporaneamente si indica con la mano
la direzione da prendere, il segnale non verbale non fa che ripetere l'indicazione
verbale.
b) Contraddizione. Il messaggio non verbale può contraddire quello verbale. Ad esempio,
l'affermare di non essere nervosi al momento di un colloquio importante
può essere contraddetto dalla sudorazione delle mani o dal tremito degli arti.
Molti ricercatori ritengono che, quando si ricevono messaggi verbali e non verbali
in contraddizione tra loro, si tenda generalmente a dare maggiore affidamento a
quelli non verbali; si ritiene infatti che i segnali non verbali siano più spontanei e
più difficili da dissimulare o da fingere. In realtà, è probabilmente più corretto affermare
che certi comportamenti non verbali sono più spontanei e più difficili da
fingere e dissimulare di altri e che vi possono essere notevoli differenze individuali
nella capacità di mentire non verbalmente. Nel caso di due segnali contraddittori,
entrambi non verbali, in generale ci si fida maggiormente di quello che
viene ritenuto più difficile da simulare. Questa maggiore fiducia nei segnali non
verbali sembra essere il prodotto di un apprendimento culturale, dato che a volte
i bambini si fidano meno dei segnali non verbali che di quelli verbali, quando vi
sia una contraddizione tra di essi.
Alcune ricerche mettono invece in dubbio la teoria che in situazioni ambigue la
fiducia maggiore venga attribuita ai segnali non verbali: si è notato infatti che la
tendenza ad attribuire maggior peso agli stimoli verbali o a quelli non verbali
sembra essere una caratteristica costante dell'individuo: certi soggetti davano
costantemente maggior credito ai segnali verbali, altri a quelli non verbali. Ciò
può essere determinato sia da esperienze precedenti che da fattori biologici, ad
esempio dalla dominanza di un emisfero cerebrale.
c) Sostituzione. Il comportamento non verbale può sostituire il messaggio verbale.
Ad esempio, una persona depressa per una situazione di crisi può comunicare il
proprio stato d'animo senza utilizzare alcuna vocalizzazione, ma semplicemente
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per mezzo di segnali non verbali; oppure, in una situazione di corteggiamento,
l'irrigidirsi di uno dei partner può segnalare all'altro l'inopportunità del suo comportamento
senza che venga utilizzato alcun messaggio verbale.
d) Complementazione. Il comportamento non verbale può modificare o integrare i
messaggi verbali, ad esempio quando si parla con un superiore del propri insuccesso.
Analogamente, rientra in questa funzione della CNV il segnalare a un'altra
persona il modificarsi dell'umore o dell'atteggiamento.
e) Accentuazione. La CNV può accentuare parti del messaggio verbale analogamente
a quanto la sottolineatura fa per quello scritto: i movimenti del capo e delle
mani sono frequentemente utilizzati a questo scopo, sebbene naturalmente vi
siano notevoli differenze sia culturali che individuali. In certi casi, l'accentuazione
è invece tra due serie di segnali entrambi non verbali; ad esempio, Ekman (1971)
ha notato che le emozioni vengono trasmesse soprattutto per mezzo delle espressioni
facciali, ma che il livello di eccitazione viene invece segnalato in modo
più affidabile dagli atteggiamenti del corpo.
f) Relazione e regolazione. La CNV viene anche utilizzata per regolare il flusso
comunicativo tra le persone che partecipano all'interazione. Un cenno del capo,
un movimento degli occhi, un cambiamento di posizione o anche combinazioni di
questi e altri segnali possono indicare a uno dei partecipanti all'interazione che
può continuare a parlare, oppure di smettere perché l'altro partecipante vuole intervenire.
In genere gli interlocutori si basano ampiamente, anche se inconsciamente,
su tali feedback per verificare in che modo viene recepito ciò che stanno
dicendo e per controllare se l'altra persona presta attenzione al discorso.
Modi di comunicazione non verbale
Movimenti del corpo, o comportamenti cinesici. Vengono generalmente compresi
sotto questi termini le gesticolazioni, i movimenti del tronco, degli arti, delle mani, le espressioni
della mimica facciale (in particolare il riso e il sorriso, i movimenti degli occhi, la
direzione e la durata dello sguardo, la dilatazione pupillare) e la postura.
È possibile dividere i comportamenti cinesici nelle seguenti categorie:
a) Comportamenti emblematici. Si tratta di azioni non verbali che posseggono una definizione
o una "traduzione" verbale ben chiara; in genere il loro significato simbolico
è perfettamente definito all'interno di una cultura (ad esempio, far le corna come
gesto di scongiuro e molti gesti osceni, che hanno una caratteristica diffusione culturale).
Azioni non verbali di questo tipo vengono spesso utilizzate quando il canale
verbale è bloccato o inibito, ad esempio da tabù sociali o culturali; esse vengono
generalmente usate con lo scopo esplicito e cosciente di comunicare un messaggio
ben definito. Nella medesima categoria possono essere fatti rientrare anche il linguaggio
gestuale utilizzato dai sordomuti o i gesti espressivi utilizzati da due persone
troppo lontane per potersi sentire. Come abbiamo detto, gli atti comunicativi appartenenti
a questa categoria sono quasi sempre coscienti.
b) Comportamenti illustrativi. Si tratta, come abbiamo già visto, di azioni non verbali
che sono direttamente correlate al linguaggio o che lo accompagnano direttamente
e che servono a illustrare ciò che viene comunicato verbalmente. Si può quindi trattare
dei movimenti che accentuano o sottolineano una parola o una frase, che indicano
un oggetto presente o assente, che delineano un rapporto spaziale o anche
emotivo, che raffigurano un'azione dell'organismo. Si tratta in genere di comportamenti
coscienti, anche se spesso in misura minore rispetto ai comportamenti emblematici.
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c) Display (o esibizioni) affettivi. Si tratta semplicemente di configurazioni facciali che
indicano gli stati affettivi; esse possono ripetere, sottolineare, ma anche contraddire
le affermazioni verbali o addirittura non essere affatto correlate con esse. Possono
non essere né coscienti né intenzionali, sebbene in genere lo siano.
d) Comportamenti di regolazione. Siamo in questo caso di fronte ad azioni non verbali
che sostengono e regolano l'alternarsi del discorso tra due o più persone. Esse segnalano
a chi sta parlando di continuare, di ripetere, di chiarire il proprio pensiero,
di essere più rapido, di essere meno pedante, di lasciar parlare un'altra persona,
ecc. Consistono principalmente nei movimenti del capo e degli occhi. Probabilmente
vi sono delle differenze culturali in senso lato, ma anche di classe sociale, nel loro
uso: un uso inappropriato rispetto alle aspettative del recipiente può essere percepito
in modo negativo, sebbene l'interlocutore non intendesse coscientemente
trasmettere alcunché di spiacevole. Proprio per il fatto che si tratta di comportamenti
generalmente non coscienti o ai limiti della coscienza, può essere molto difficile inibirli
volontariamente. Tuttavia, sebbene la loro trasmissione sia per lo più autentica,
si è perfettamente coscienti di segnali analoghi emessi dagli altri. Il movimento
più comune di questa categoria è probabilmente il cenno di assenso col capo.
e) Comportamenti di adattamento. Sono, fra tutti, i più difficili da definire e quelli su cui
la teorizzazione è più rigogliosa. Vengono definiti comportamenti di adattamento
perché si ritiene che essi si sviluppino durante l'infanzia come sforzi adattativi nel
tentativo di soddisfare bisogni, eseguire azioni, controllare emozioni, sviluppare
contatti sociali o eseguire un gran numero di altre funzioni. I comportamenti di questo
tipo non sono realmente codificati: si tratta di frammenti molto variabili di comportamenti
aggressivi, sessuali o intimi che spesso rivelano predilezioni, caratteristiche
e idiosincrasie personali che possono essere completamente mascherate
nelle interazioni verbali; la loro attenta osservazione e la loro interpretazione possono
quindi essere di importanza fondamentale per rivelare la congruenza del messaggio
verbale con la realtà. I movimenti delle gambe sono assai frequentemente
riconducibili a questa categoria; essi possono rivelare residui mascherati di aggressività
(ad esempio calci inibiti), di invito sessuale e di fuga. Molti dei movimenti controllati
e incessanti delle mani e delle gambe, che vengono generalmente considerati
genericamente indici di ansietà, sono in realtà dei residui di adattatori necessari
a sfuggire alla situazione di interazione e possono indicare il reale atteggiamento
nei confronti dell'interlocutore. Gli adattatori possono essere innescati dal comportamento
verbale quando questo, o la situazione nel suo complesso, evochi stimoli
associati alle condizioni presenti al momento dell'apprendimento della risposta di
adattamento. In genere, chi li esegue è del tutto inconsapevole di tali comportamenti
e la loro emissione volontaria è assai improbabile.
Per alcuni Autori, il comportamento cinesico comprende anche il contatto diretto, che
per altri è invece una categoria a se stante. Comunque sia, l'interesse per tali comportamenti
è indubbiamente notevole, sia nell'infanzia, in vista dell'estrema importanza che essi
sembrano avere per lo sviluppo sociale e affettivo, sia nell'età adulta, come importanti indici
del rapporto sociale. Tra i comportamenti di contatto diretto rivestono particolare importanza
il colpire, il carezzare, il salutare e stringersi la mano nelle sue numerose varietà
culturali, il tenere, il guidare i movimenti di un'altra persona, i baci affettivi o anche semplicemente
di saluto diffusi in certe culture.
Caratteristiche fisiche. Si tratta di una categoria che comprende una serie di caratteristiche
che in genere rimangono relativamente immodificate nel periodo dell'interazione e
che hanno in comune il fatto di essere importanti stimoli non verbali non legati ai movimen16
ti. Vi possono essere fatti rientrare l'aspetto generale del corpo, la sua maggiore o minore
attrattività, l'altezza, il peso, la capigliatura, la barba, il colore della pelle, gli odori del corpo
e dell'alito. Questi ultimi segnali sfuggono forse in parte alla regola della stabilità durante
l'interazione a cui abbiamo accennato, dato che gli odori del corpo possono modificarsi ad
esempio in seguito a variazioni dello stato emotivo; inoltre, i segnali olfattivi, la cui importanza
è stata a lungo trascurata nella nostra cultura (sebbene in realtà il tentativo "culturale"
di eliminarli con deodoranti e simili costituisca una dimostrazione della loro importanza)
possono portare dei messaggi piuttosto complessi, ad esempio riguardo al riconoscimento
individuale della madre nei bambini, o al riconoscimento sessuale o della fase del ciclo
sessuale femminile.
Paralinguaggio. In breve, il termine paralinguaggio si riferisce al modo in cui un messaggio
verbale viene emesso e non al suo significato e concerne quindi tutti gli stimoli vocali
nonverbali che fanno corona al comune linguaggio verbale. Il paralinguaggio può essere
diviso nelle seguenti componenti fondamentali:
1) Qualità della voce, come il tono e il suo controllo, il ritmo del discorso, il tempo, il controllo
dell'articolazione, la risonanza, il controllo della glottide e delle labbra, che possono
tutte modificare o arricchire il contenuto del messaggio verbale.
2) Vocalizzazioni, a loro volta divisibili in:
a) caratterizzatori vocali, come il ridere, piangere, sospirare, sbadigliare, ruttare, inghiottire,
aspirare o espirare rumorosamente, tossire, schiarirsi la gola, singhiozzare,
mugolare, tirar su col naso, russare, urlare, ecc.;
b) qualificatori vocali, come l'intensità della voce, l'altezza del tono e il modo strascicato
o secco di emettere le parole;
c) segregati vocali, consistenti nelle interlocuzioni "uh-uh", "ah-ah", "mmmh", ecc. e
loro varianti.
Prossemica. La prossemica viene generalmente considerata come lo studio dell'uso
che l'uomo fa del suo spazio sociale e personale e della percezione che ne ha. Sotto questo
nome si possono anche raccogliere le ricerche che spesso vengono definite ecologia
dei piccoli gruppi, che si occupano del modo in cui le persone utilizzano i rapporti spaziali
e rispondono a essi nelle situazioni di gruppo più o meno formali. Studi di questo tipo possono
analizzare ad esempio l'importanza della disposizione in cui un gruppo si siede, della
disposizione spaziale in rapporto alla leadership, del fluire della comunicazione da un individuo
all'altro, ecc. Un altro punto importante per lo studioso del comportamento prossemico
è costituito dall'influenza delle caratteristiche architettoniche sul modo di vita o sulla
comunità. A un livello ancora più generale è stata anche prestata attenzione ai rapporti
spaziali all'interno della folla e in situazioni di grande densità di popolazione. L'orientamento
spaziale personale dell'individuo viene frequentemente studiato nel contesto della
distanza tra gli interlocutori e del modo in cui essa varia in funzione dello stato coniugale,
del sesso, del ruolo, dello stato sociale, dell'orientamento culturale e di altri fattori di questo
genere. Analogamente a quanto avviene nello studio del comportamento animale, il
termine territorialismo viene frequentemente utilizzato nello studio della prossemica a indicare
la tendenza presente nella nostra specie a delimitare o difendere dei "territori" o spazi
individuali, la cui invasione viene attivamente impedita agli estranei.
Artefatti. In questa categoria piuttosto ampia vengono inclusi tutti quegli oggetti la cui
manipolazione o il cui contatto possono partecipare alla trasmissione di segnali non verbali.
In essa possono quindi rientrare sia oggetti di per sé neutri, come ad esempio una matita
che viene nervosamente battuta sul tavolo, sia oggetti il cui scopo precipuo è quello di
alterare in qualche modo le caratteristiche dell'organismo, come ad esempio profumi, abiti,
rossetti, occhiali, parrucche, ciglia finte, ombretti, ciprie, ecc.
Fattori ambientali. In questa categoria poco definita vengono fatti rientrare tutti quegli
elementi che influenzano la comunicazione umana, pur senza farne parte direttamente.
Tra i fattori ambientali possiamo includere l'arredamento, lo stile architettonico, la decorazione
delle pareti, gli odori, l'illuminazione, i colori, la temperatura, i rumori, la musica, ecc.
presenti nel luogo in cui avviene l'interazione. Tutti questi fattori, pur non avendo ovviamente
alcuna funzione esplicitamente comunicativa, possono in realtà influire in modo assai
sensibile sulle interazioni che si verificano nel loro contesto. Variazioni nel numero, nel
tipo e nella disposizione degli oggetti presenti nell'ambiente in cui si verifica l'interazione
sociale possono avere una grandissima influenza sugli esiti del rapporto interpersonale. In
questa stessa categoria è anche possibile includere quelle che potremmo definire "tracce
delle azioni": il vedere mozziconi di sigaretta, pezzetti di carta stracciati, ecc., contribuisce
ovviamente a dare un'impressione della persona con cui si svolge l'interazione e a determinare
il comportamento nei suoi confronti.

 

Approfondimenti  Bibliografici

Il linguaggio  del  comportamento, Albert E. Scheflen, Ed. Astrolabio

L’ultima tentazione: il  corpo si  risveglia, Carmine  Piroli,Grande Enciclopedia medica – Nuovi orientamenti e scoperte 2001.

Il  corpo  e  la parola, G. Downing, Ed. Astrolabio

F. Dolto, “L’immagine inconscia del corpo”, Bompiani, 1998

J. Painter, “Massaggio in profondità”, Sugarco 1983

NON SOLO PAROLE,
Gli strumenti della comunicazione ecologica - A casa, con gli amici, nel gruppo, al lavoro Pino De Sario Ed.  Franco Angeli

Il prossimo incontro prevederà un lavoro esperienziale con i partecipanti ed una fase di riflelssione con feddback finale in gruppo.

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