Premessa : Una Rinnovata concezione della percezione.
La conoscenza del funzionamento cerebrale, relativa alle più elementari elaborazioni delle informazioni sensoriale è la base per migliorare le prestazioni di persone portatrici di handicap visivo e sensoriale. Una migliore conoscenza dei processi delle
strategie cerebrali di costruzione della percezione, permette di esercitare meglio le proprie attività cognitive e percettive anche in condizione di handicap acquisito per accidente durante la vita o dalla nascita, in altre parole nei casi in cui si recuperino le capacità visive per reimpianto di protesi bioniche.
Lo studio del rapporto tra funzioni percettive e cognitive nell'uomo, è un tema assai complesso, che per essere trattato compiutamente, oggi, esige innanzi tutto fare riferimento ad un modello innovativo d’interpretazione della percezione spazio-temporale e
dell’elaborazione cerebrale dell’input sensoriale. Gli studi più recenti dell’intelligenza artificiale (IA), finalizzati alla produzione di sistemi neurali artificiali adatti ad attuare la previsione e la pianificazione spazio-temporale d’azioni comportamentali di roobots ovvero
d’altri strumenti bio-tecnologici quali i bio-sensori, utilizzano modelli concettuali innovativi,
per i quali il “vedere” anziché essere riferito al “presente”, corrisponde ad una capacita di “pre-vedere” le probabilità d’interazione con l’ambiente circostante. Tale modello che anticipa la necessita di previsione all’effettiva percezione e applicabile anche agli studi
neurologici del funzionamento naturale del cervello, cosi come ai modelli di studio della cIA che cercano di simulare la percettività naturale, per favorire una migliore d’utilizzazione di
“SENSORI—BIONICI”, quali quelli basati sulle moderne tecnologie di sostituzione di retine artificiali. Queste ultime sono realizzate mediante la costruzione di nano-strutture cellulari
fotochimiche, necessarie a “ pre-elaborare “ la selezione dei dati percettivi da inviare a quanto rimane utilizzabile dal cervello cosi da ottenere una sintesi significativa della percezione mediata dall’innesto di RETINE.-BIONICHE.
Pertanto in seguito a tali innovazioni tecnologiche tese al superamento
dell’Handicap visivo, notiamo che rispetto a quando ancora pensavamo di osservare la realtà direttamente con gli occhi, oggi siamo divenuti maggiormente coscienti che, di fatto,
noi non percepiamo la realtà oggettiva, ma primariamente ne concepiamo un’elaborazione cerebrale che ci permette di ottimizzare al meglio la previsione d’ogni nostro comportamento del nostro agire nell’ambiente circostante. Tale nuova concettualità che fa
precedere una capacita di previsione probabilistica all’effettivo apprendimento del mondo circostante, ha fatto principalmente seguito alle nuove indagini neuro-tecnologiche che
permettono di rilevare e visualizzare con la Risonanza Magnetica Funzionale (f.RM) e l’elettroencefalogramma ed altri mezzi di ricostruzione computerizzata, gli andamenti dinamici del funzionamento e dello sviluppo cerebrale durante l’apprendimento.
Sappiamo che, i dati d’informazione vengono rilevati dalle nostre attività sensoriali in termini di vibrazioni di varia frequenza, trasformati dal cervello in sensazioni visive, sonore, olfattive, gustative e tattili. Pertanto Forme, Luce, Colori, Rumori, Armonie, Odori e Gusti sono da considerarsi sensazioni prodotte interiormente dal cervello, le quali vengono selezionate dallo sviluppo cerebrale, Quindi abbiamo capito che le sensazioni di per se
stesse “non” possono essere direttamente interpretabili come realtà osservabili ed oggettive proprio in quanto ciò che noi percepiamo con i sensi “non” è realmente esistente al di fuori della dinamica del riconoscimento sensoriale effettuato dal cervello. Pertanto la
nostra osservazione è il risultato dalle effettive metodologie di riconoscimento cerebrale che traducono le informazioni sensoriali in sensazioni ed immagini più o meno piacevoli o razionali, che vengono elaborate dal cervello e dal suo sviluppo cognitivo. Rimane
pertanto da capire come il cervello con le sue attività biochimiche, riesca a collocare le sensazioni prodotte nel quadro delle effettive dinamiche spazio temporali in modo da ritrovare una sinergia e simultaneità tra immagini cerebrali e l’effettiva realtà d’interazioni
con l’ambiente.
Come premessa di cosa si proponga il progetto del Laboratorio di Ricerca Educativa denominato FUTURE CONCEPTS LAB. sul tema “APPRENDERE il MONDO “
per realizzare un programma d’interventi in materia culturale educative e sociale per l’Handicap, è necessario innanzi tutto acquisire il modello cognitivo da cui discende che
ciò che vediamo “non” corrisponde univocamente ed immediatamente all’esatta copia del mondo esterno, ma che è invece sostanzialmente il frutto di una “pre-visione” cerebrale, delle nostre possibili interazioni con l’ambiente. Infatti, riceviamo dai vari ricettori sensoriali (vista, udito, olfatto, tatto, gusto e tutta una serie di vibrazioni di diversa frequenza, che il cervello trasforma in sensazioni, come combinazioni di rapporti qualitativi composti .., ecc.) che sono utili ad esercitare una capacita di “anticipazione” delle nostre relazioni
comportamentali con il mondo.
Tale concezione della percezione sensoriale, cambia diametralmente le modalità cognitive che permettono di avere una maggior coscienza nell’indagare per rendersi conto di come vengano costruite dal cervello le sensazioni sulla base della ricezione dei nostri
sensi.
Pertanto è auspicabile una pronta modifica della vecchia cultura
dell’apprendimento, la quale, è ancora basata sull’antiquata concezione derivante dalla separazione tra NOUMENO e FENOMENO, introdotta da Immanuel Kant (1724-1806)
nelle sue opere di critica della ragione, scritte agli inizi dell’epoca industriale. Infatti, vivendo in un’epoca in cui il cervello ed il suo funzionamento non era un’osservabile, Kant
ritenne di poter separare, il soggetto pensante, quale produttore d’idee aprioristiche (NOUMENO), dalla razionalizzazione quantitativa ed oggettiva operata dai sensi cosi come dalle estensioni strumentali della scienza sulla base dello studio dei FENOMENO
sperimentale.
Una tale concezione d’arbitraria separazione tra attività cerebrali e realtà esterna (cioè tra soggetto ed oggetto delle percezione), purtroppo è ancora oggi impropriamente
radicata nel senso comune, cosi che permane alla base della separazione tra le discipline
umanistiche e scientifiche. Pertanto ancora si ritiene, assurdamente, che la percezione sia
una passiva e speculare registrazione sensoriale della realtà che localizziamo in tempo
reale nel mondo esterno. Di conseguenza a volte, riteniamo che siano semplici illusioni
ottiche ciò che viene percepito come “immagini ambigue” dove l’apparenza inganna; ciò
è dovuto al fatto che evitiamo di porci la domanda di come il cervello costruisca
attivamente le immagini tridimensionali sulla base di una ricezione bidimensionale delle
variazioni di frequenze di vibrazione ricevute dai vari ricettori quali l’occhio, l’orecchio, il
naso, la lingua ed i ricettori del tatto, questi ultimi rispondono a variazioni della pressione.
Pertanto solo modificando il paradigma concettuale della vecchia scienza meccanica,
possiamo oggi asserire che la percezione è un processo cognitivo e non solo sensoriale,
proprio in quanto le nostre percezioni sono frutto di sensazioni costruite mentalmente.
Se proviamo a riflettere nell’intento di modificare le nostre “pre-concezioni” riduttive
nella cultura e nella scienza meccanica, in tal modo ci proponiamo di aderire ad una nuova
costruzione delle scienze della vita proposta dal FUTURE CONCEPTS LAB, dell’OPEN
NETWORK for NEW SCIENCE (ON-NS), ed in tal modo potremo sicuramente avanzare
nella nostra capacita progettuale finalizzata ad attuare il progetto denominato
“Apprendere il Mondo” con modalità olistiche e trans-disciplinari.
Proprio a partire dagli studi sull’Handicap, oggigiorno sta diventando possibile
acquisire una nuova dimensione scientifica che ci permetta di comprendere in modo più
consapevole quali siano le strategie effettive cerebrali di costruzione della percezione
visiva, dato che essa non si esaurisce nella riproduzione passiva di uno stimolo sensoriale
recepito dall’occhio, ma è il frutto di un’elaborazione attiva del cervello in cui l’impianto
ideale (Noumeno), interagisce e s’integra con il Fenomeno osservato, ottenendo una
risultante interpretativa che effettivamente è la migliore rappresentazione possibile
dell’evoluzione storica della nostra conoscenza.
LE SINESTESIE : quando il colore viene percepito come suono.
Normalmente i nostri ricettori sensoriali comunicano al cervello sensazioni differenti
che corrispondono ad aree cerebrali specifiche le quali non interagiscono tra loro, se non
per un ricorso al confronto con la memoria d’esperienze precedenti. Cosi quando vediamo
una mela percepiamo anche il suo profumo e gusto come sensazioni differenziate, che
ritornano alla memoria come sapori.
Infatti, il cervello tende a separare e stabilizzare indipendentemente le varie
sensazioni agendo in vari modi:
a) stabilizza progressivamente fino al limite dell’orizzonte l’invarianza della forma di un
oggetto, anche quando ci appare più piccolo per effetto della distanza o proveniente
da un differente angolo di visuale
b) stabilizza la percezione dei colori anche quando cambia l’illuminazione, almeno fino
a quando la luce non è troppo tenue cosi che i colori scompaiono nel grigiore
notturno.
c) stabilizza il movimento relativo degli oggetti almeno finché trova un punto di
riferimento fisso.
Nel caso di Handicap visivo, la tipologia d’apprendimento che determina la
stabilizzazione delle relazioni spazio temporali dedotte dalla ricezione sensoriale, viene
meno per evidente necessita di ristrutturazione delle relazioni tra ricezione sensoriale ed
elaborazione cerebrale; nell’ambito di tale ristrutturazione fisiologica, l’apprendimento può
essere opportunamente indirizzato a favorire una ricostruzione adeguata alle condizione di
handicap in relazione allo spazio tempo della ricezione in ogni fase della ricostruzione
percettiva del mondo, attuando “Sinestesie complementari ” d’apprendimento tra le
differenti vie sensoriali.
“Sinestesia” e una parola che deriva dal Greco antico dove “Sin” significa
“assieme” e “Aistesis” significa “percezione”; cioè rappresenta la significazione della
comunicazione sensoriale mediante l’utilizzazione combinata di più sensi; il suo contrario è
l’Anestesia dove “A” e la lettera che indica la privazione della sensazione. Pertanto,
mentre nelle persone normali, salvo in rari casi, la Sinestesia provoca solo in piccola parte
il miscelamento dovuto di più sensi, pertanto non viene sufficientemente percepita ne
esercitata dai normo-vedenti. Differentemente l’assenza più o meno completa di una via
sensoria per ragioni di Handicap, tende ad attivare per sostituzione un’altra modalità
sensoriale; pertanto la calibrazione dello spazio/tempo della percezione visiva
dell’Handicap visivo, viene tendenzialmente sostituita dalle attività di percezione auditiva.
Ciò avviene in seguito ad una “colonizzazione” per allungamento delle ramificazioni
intercellulari (dendriti), che si estendono principalmente nell’area occipitale visiva,
iniziando ad allungarsi a partire dai patterns di neuroni normalmente appartenenti all’area
temporale che sono normalmente più appropriati alla codificazione dell’udito.
E’ noto che vari artisti hanno esercitato, probabilmente inconsciamente, le loro
capacita sinestetiche, le quali infatti sono riscontrabili più facilmente in persone che
dedicano la loro attività all’esercizio della creatività. Sappiamo infatti che la sinestesia di
Kandinskij permetteva l’associazione della “musica” con combinazioni di forme e colori,
cosi come De Chirico, soggetto ad un’intensa attività di concentrazione, diventava preda di
forti emicranie associate ad immaginazione percettiva, che riproduceva nella sua
espressione artistica; inoltre sappiamo che Van Gogh associò ad elementi di sinestesie tra
colori ed emozioni ad una sua progressiva introspezione dovuta ad una progressiva
cecità, che si manifestò intrisa da elementi di pazzia e che fu causata dalla
incomprensione e dalle difficoltà di socializzazione della sua inconsueta creatività.
Comunque non sempre tali eccessi dovuti ad un mixing sinestetico dei vari sensi
provocano alterazioni mentali. Ricordo che come docente di chimica mi sono occupato del
rinnovo laboratori di chimica in seguito alle più recenti prescrizioni della salute sugli
ambienti di lavoro e di studio. Nei laboratori di chimica divenne necessario l’uso di potenti
aspiratori d’aria. In tale occasione ho conosciuto una persona che per localizzare nei punti
più adatti i bocchettoni necessari per asportare i flussi d’aria calda, mi disse di essere in
grado di “vedere” la colorazione della circolazione d’aria calda – rossiccio -, mentre se il
flusso d’areazione era più fresco della temperatura ambiente, nella sua percezione
diveniva bluastro, cosi che riusciva a caratterizzare il punto critico dove conveniva
sistemare l’aspirazione. Colloquiando con lui, affermò che anche suo figlio aveva la sua
stessa capacita sinestetica, capace di colorare mentalmente il flusso d’aria, ma che per
paura d’essere diverso dai compagni, che non lo credevano, aveva del tutto perduta tale
abilità cosi utile, non avendo potuto esercitarla.
Inoltre la Sinestesia, come scoprì il neurologo russo Alexander R. Luria, permette
ad alcune persone d’essere capaci d’elevate rapidità di calcolo numerico, ciò avviene
colorando mentalmente numeri e lettere per semplificare l’evocazione della memoria. A
tal proposito recentemente e stato provato mediante studi di (f.RM) che tale accentuazione
della capacità mnemoniche è resa possibile in chi è probabilmente predisposto da innate
capacita sinestetiche. Infatti, normalmente l’input visivo arriva all’area principale (V17) del
lobo occipitale; quest’ultimo è morfologicamente strutturato in vari strati come fosse una
“cipolla”, così che il segnale d’input visivo viene suddiviso ed analizzato dalle varie sezioni specifiche, e solo il segnale che transita nell’area (V4), può assumere la percezione del colore. Alcune persone capaci d’attività sinestetiche rendono possibile attuare una conversione volontaria dei segnali sensoriali nell’area V4 cosi che diviene per loro possibile “colorare mentalmente”, suoni, o altre percezioni visive prive di segnalazione del
colore, al fine di ottenere nuove possibilità di codificazione della percezione per usufruire di facilitazioni d’evocazione mnemonica.
Anche le attività di lettura in “Braille” appartengono ad una “Sinestesia di Scambio Funzionale” che rende maggiormente interattive la sensazione tattile con altre aree della percezione sensoria, generando quelle peculiari plasticità cerebrali, che permettono all’handicap visivo e/o auditivo, di utilizzare con modalità di sostituzione multimodale, le aree cerebrali destinate normalmente ad un apprendimento differenziato, in quanto stabilizzato delle differenti capacità di comunicazione sensoriale. Cosi pure in assenza dell’udito, i sordi debbono imparare ad utilizzare indizi visivi del gesticolare delle mani e dei movimenti labiali, per orientarsi nella riconoscimento di una comunicazione peculiare quale quella del linguaggio dei segni, cosi da facilitare l’attivazione delle corrispettive aree cerebrali che nei soggetti normali sono utilizzate per percepire il linguaggio dei suoni.
La conoscenza delle basi neurologiche della Sinestesia intesa come apprendimento poli-sensoriale ha permesso di realizzare nuove tecnologie per l’Handicap, quali ad esempio quelle di trasformare il colore di un dipinto in suono tramite un “bio-sensore”, il quale può essere posto su di un dito, per identificare il colore e ricodificarlo come suono udibile. Ciò è stato reso possibile da un software in cui si è trovata una corrispondenza sistematica tra le tre variabili che caratterizzano il colore (“Tonalità Luminosità, Saturazione”), in corrispondenza alle variabili che danno il carattere distintivo dei suoni
(“Timbro, Altezza, Intensità”). In tal modo ogni variazione di colore viene associata ad una precisa (per direzione e intensità) corrispondente variazione del suono musicale.
Conclusioni
La sinestesia non è un fenomeno paranormale perché sussiste potenzialmente in
tutti gli individui, infatti, uno stimolo sensoriale provoca la percezione associata alla
memorizzazione d’altre sensazioni. Per esempio, quando affermiamo che un colore è
“caldo” o “freddo”, associando una percezione tattile ad una visiva. La sinestesia è un
fenomeno percettivo intermodale che pone in interazione diretta, (ovvero indiretta tramite i
processi mnemonici) i vari sensi cosi che l’esito di una particolare stimolazione sensoriale
influenza altri canali sensoriali ovvero attiva il sistema percettivo nella sua globalità. Tra i
vari fenomeni intermodali la Sinestesia determinata dall’handicap di una via sensoria,
rappresenta un caso particolare di sostituzione di un canale d’informazione dei sensi con
uno o più altri: essa pertanto consiste nel fatto che una stimolazione generata da una
modalità sensoriale provoca risposte in canali sensoriali diversi da quello proprio dello
stimolo di partenza.
Infine possiamo affermare che la Sinestesia, intesa nella sua forma innata è un
evento raro. In particolare e stato rilevato che l’incidenza di sinestesie innate, è più consistente tra le donne che non tra gli uomini e comunque essa e più diffusa tra le attività che necessitano di esercitare temperamenti artistici e creativi. Nell’arte, la sinestesia diviene un fattore ideale di interazione tra sensi e cognizioni che favorisce l’integrazione tra la percezione emotiva delle immagini, dove l’estensione metaforica, dell’attività
sinestetiche, viene fondata sulle possibilità di mixing sinestetico “cognitivo // empatico” le quali giocano un ruolo costruttivo mentale innovativo, capace di favorire una confluenza di integrazione comunicativa tra saperi ed emozioni.
Esperienze sinestesiche possono emergere anche da stati alterati della coscienza provocati dall’assunzione di droghe ed in particolare dell’LSD. E’ del tutto evidente che una tale forzatura delle normali funzionalità cerebrali, risulti spesso associata a condizioni irreversibili di regressione psicopatologica. Infatti, nel caso della assunzione di LSD, profumi, colori e suoni si comportano come echi, generando allucinazioni ed immagini fugaci che hanno il sapore del sogno in condizioni di essere desti, generando in tal modo
una miscela incontrollabile, in quanto incosciente, di esperienze reali ed immaginarie miste tra realtà e sogno, la quale gradualmente tende a far impazzire l’individuo che insiste nella
ricerca di tali esperienze fatiscenti e momentanee che deturpano irreversibilmente le consuete attività cerebrali.
Più in generate il concetto di "sinestesia", oggigiorno viene applicato metaforicamente a vari settori della innovazione culturale, e cioè di quanto concerne l'accostamento espressivo di termini appartenenti a sfere sensoriali diverse.
Tale acquisizione cognitiva sta diventando, per estrapolazione del concetto di
SINESTESIA, il mixing conduttore della “ video-arte” e di varie altre simulazioni virtuali, basate su efficaci commistioni di musica, suoni, colori, immagini Inoltre sono in via di
sviluppo iniziative di “marketing poli-sensoriale” le quali utilizzano la comunicazione polimodale computerizzata in molteplici settori della realtà virtuale, anche al fine di valorizzare i prodotti nel mercato avvalendosi di linguaggi e simulazioni di tipo sinestetico.
In conclusione possiamo evidenziare come gli studi sulle modalità di ricezione ed espressione cerebrale dell’input sensoriale, iniziati a partire dalle ricerche delle “Sinestesie di sostituzione sensoriale” generate da alcune tipologie di Handicap, permettono oggi di potenziare l’espressione creativa in vari settori della vita lavorativa,
proprio a partire da una fertile re-interpretazione dei risultati scientifici prodotti dalla ricerca sull’handicap sensoriale, che al giorno d’oggi vengono utilizzati al fine di sviluppare
approcci teorici e progettuali sul miglioramento delle funzioni cerebrali cosi da poter “Apprendere il Mondo” in un’innovativa dimensione olistica, fortemente trans-disciplinare,
capace di attuare una previsione e di conseguenza una pianificazione spazio-temporale di azioni e comportamenti creativi, inclusivi delle relazioni tra estetica e sinestetica, nella Società contemporanea dell’Economia della Conoscenza.
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Estratto dello studio pubblicato su:
"Archivio di Psicologia Neurologia e Psichiatria"
Università Cattolica Sacro Cuore – Roma
Per concessione personale dell’autore
di Prof. L. Ancona e A. Bellagamba
Questa ricerca riguarda un fenomeno conosciuto sotto il nome di "percezione dermo-ottica" (PDO) in riferimento alla natura dell'operazione secondo cui si svolge: essa consiste nella capacità di vedere luci, colori, scritti senza l'ausilio della vista mediante la cute di una parte del corpo, a contatto diretto o a distanza.
Il fenomeno della percezione dermo-ottica nel campo umano appare come un evento sorprendente che suscita contemporaneamente interesse e critiche, apparendo come una sfida da affrontarsi in termini di fisica, di ottica, di istologia e di neurofisiologia.
È facile comprendere il carattere di sfida di un evento che risulta così insolito e raro, in quanto esce dagli schemi normali della percezione e che difficilmente consente, proprio per la sua rarità, uno studio sistematico.
I primi riferimenti alla PDO risalgono al 1808 con alcuni casi studiati e riferiti da un medico francese, L. Pètetin, riguardanti alcune donne isteriche che in speciali condizioni psicofisiche avevano percezioni di tipo visivo a livello epigastrico, delle dita e delle piante dei piedi.
Analogamente un medico italiano, C. Angoloa, riferì nel 1820 di una ragazza di 14 anni nella quale, durante una crisi di sonnambulismo, i sensi della vista e dell'udito sembravano trasferirsi alla regione epigastrica.
Su questa linea si inseriscono i fenomeni riscontrati da C. Lombroso nel 1882 su di una ragazza di 14 anni che, dopo gravi turbe all'epoca puberale, durante crisi definite sonnambuliche, "mentre perdeva la visione degli occhi, vedeva con lo stesso grado di acutezza alla punta del naso e del lobulo dell'orecchio sinistro".
Nel 1921 L. Farigoule prospettò addirittura una teoria su tale fenomeno, secondo la quale le visione epidermica sarebbe virtualmente presente nell'uomo, poiché gli organi primitivi e rudimentali che negli animali inferioriservono alla visione attraverso la pelle non sarebbero radicalmente scomparsi; semplicemente tale funzione, diventata inutile data la presenza di organi specializzati per la vista, sarebbe messa in disparte ma suscettibile di attivarsi nuovamente in talune circostanze sia spontanee, sia provocate o ricercate.
Gli esperimenti di Farigoule si riferivano a persone poste in uno speciale stato di ricettività suggestiva che potevano, dopo vari tentativi, vedere con la pelle e nelle quali questa capacità era condizionata dalla presenza-assenza di luce nell'ambiente, disunendo e cessando con il diminuire ed il cessare dell'illuminazione.
In tempi più vicini la psicologia russa ha ripreso ad interessarsi del fenomeno in questione lungo una duplice linea di studio; da una parte cercando di indurre con tecniche di apprendimento e di condizionamento la comparsa di questa capacità su un certo numero di soggetti così detti "normali" (Leontiev, 1952),
dall'altra studiando i rari casi in cui tale sorprendente fenomeno era apparso spontaneamente (Nyuberg, 1964; Golberg, 1963).
Questi due ultimi studiosi esaminarono il caso di una donna che poteva discriminare tra di loro, senza guardarli, oggetti di carta o plastica di differente colore e stabilirono che poteva distinguere la luminosità della luce ambientale con le dita della mano sinistra ovvero, dopo uno speciale allenamento, discriminare con le dita dei piedi tra colore bianco e nero.
Contemporaneamente nel 1963 R. P. Youtz negli USA comunicava che un suo soggetto poteva distinguere tra loro oggetti colorati ed identificare nonché nominare i colori quando gli venivano presentati alla cieca, con una significatività di risultati al livello di 0,001. Lo stesso Youtz presentò a 133 ragazze del Barnard College quadrati di plastica diversamente colorati; posti tali quadrati in una scatola dove non fosse possibile guardare, i soggetti erano in grado di discriminare tra rosso e bianco, bleu e bianco, rosso e bleu, identificando il quadrato dispari tra una coppia di altri quadrati dello stesso colore; e ciò con una frequenza più elevata della media, molti ad un livello di significatività dello 0,001.
Infine, dopo le conferme di Bucknout (1965) e Makous (1966), Zavala (1967) nel confronto tra un soggetto dotato di tale insolita capacità sensoriale e tre soggetti normali di controllo verificavano che il soggetto sperimentale riusciva a discriminare i colori presentati, il numero ed il tipo dei semi delle carte da giuoco e le luci proiettate con una frequenza nettamente superiore a quella casuale dei soggetti di controllo.
In riferimento alla letteratura sovrariportata si può pertanto affermare, con ragionevole sicurezza, che il fenomeno della visione con le dita è reale e che l'aspro scetticismo avanzato a suo tempo da Gardner (1966) non si è dimostrato consistente.
Queste critiche hanno avuto tuttavia l'effetto di stimolare l'adozione di metodi più rigorosi di ricerca, di precisi controlli e di ripetizioni delle prove in diversi contesti sperimentali.
Sarà opportuno un rilievo a tale riguardo: nella quasi generalità nella letteratura riportata si fa riferimento alla visione con le dita considerando la discriminazione cromatica piuttosto che la vera e propria capacità di "vedere con le dita a livello simbolico", come si ha nella lettura.
Soltanto nei due casi riferiti rispettivamente da Angoloa e da Lombroso era possibile la lettura di caratteri stampati e di una lettera, ma si trattava di capacità che entrambe le situazioni comparivano solo durante stati psicofisici particolari, con caratteristiche molto simili alle crisi di sonnambulismo.
Evidentemente i soggetti studiati nelle altre ricerche fornivano soltanto. O prevalentemente, un tipo di prestazione limitato alla discriminazione cromatica.
All'opposto, nel caso da noi studiato, il fenomeno saliente era rappresentato dalla "lettura con le dita" mentre il soggetto si trovava in condizioni psicofisiche normali.