LABORATORIO SUGLI  ELEMENTI  BASE DELLA RELAZIONE DI  AIUTO

1 intervento

a cura di
dr. Francesco  Montefinese

 

  • In una relazione di  aiuto la prima capacità  che  l’Operatore Assistenziale bisogna che  possieda ed eserciti  continuamente è:

     

    SAPER ASCOLTARE

    Saper ascoltare a sua volta è  caratterizzato  da altre qualità, capacità che  bisogna esercitare e alle quali  bisogna fare attenzione. Ascoltare  è  diverso  da  Sentire con le  nostre  orecchie quello che  l’altro  dice  o quello di  cui  ci  sta parlando.

    Sentire  rimanda ad  un  processo  sensoriale superficiale di  captazione degli  stimoli sensoriali (cioè le  parole) e dargli  immediatamente  un  significato. Questo  processo,  e cioè il sentire, è  alla base  dell’ascolto.

    • Ascoltare invece  implica   qualcosa in piu’  rispetto  al  sentire. Possiamo  dire che  è  una capacità che  tutti  quanti  noi  (cioè  gli esseri  umani)  possediamo, ma che  l’Operatore Assistenziale deve particolarmente  allenare, formare, consapevolizzare per poterla utilizzare  la meglio  con il cliente. Ascoltare  implica: 
  • un  coinvolgimento emotivo dell’Operatore Assistenziale che  ascolta il suo  cliente  in un  certo  momento;
  • un dimenticare  per un po’ di  tempo (per il  tempo  dell’ascolto) i propri  problemi  personali, impegni, o  altro  che riguarda se stesso  e che  puo’  non permettere di  coinvolgersi  emotivamente  mentre  si  ascolta  il  cliente che ci  sta  parlando:
  • implica  una attenzione  particolare al  contenuto del messaggio  che  il cliente ci sta dando
  • una attenzione  alle emozioni  che  l’altra  persona  n  quel determinato momento prova dentro  di  sé, individuando  le parole  che  descrivono  appunto  le emozioni, le sensazioni, i  vissuti;
  • implica  un’attenzione  particolare anche al linguaggio  ed al  comportamento  non  verbale  e  paraverbale del  cliente
  • ed inoltre  anche  una attenzione a cosa sta accadendo  dentro  di noi  in  quel  determinato momento  che stiamo  ascoltando.
  • ASCOLTARE  IMPLICA  MOLTO  ALTRO  ANCORA, MA, TUTTO  Ciò  AVVIENE CON L’ESPERIENZA DELL’ASCOLTO.

Possiamo  sintetizzare in  questo modo:

ASCOLTARE = FARE ATTENZIONE A:

Di cosa sta parlando                                     
Di chi  sta  parlando
Dove  è  successo il  fatto                              
Quando è  successo                                       
Per  quale   motivo  è successo                      
In che  modo  è  successo                             
                                                                  
Ricordate la struttura  molto utile
Del:   chi……
         Cosa……
         Quando……
         Dove……..
        Come e perché……….

a parole che descrivono: 

sentimenti

emozioni, vissuti, stati d'animo

sensazioni

per esempio: tristezza, felicità, gioria, pianto, oppressione, freddo, caldo, mi sento strano, preoccupato, depresso, insicuro sicuro ecc.

 

Fare attenzione al  linguaggio  del  corpo, al comportamento non verbale e  paraverbale della persona che stiamo  aiutando
                                     

IL  COMPORTAMENTO  NON VERBALE – VERBALE – E PARAVERBALE NELLA COMUNICAZIONE

 

Per  quanto  riguarda  tutti  gli  aspetti  del  comportamento  non verbale e para-verbale  è  sufficiente  lo  studio  e  la riflessione in  aula del  testo  che ogni  allievo  possiede nella propria cartellina.

Ciò che  vorrei  aggiungere  rispetto  a questo  argomento  è  che per quanto il  comportamento non  verbale e paraverbale abbiano  una  loro  struttura e organizzazione oltre che  interpunzione  proprio  come il  linguaggio verbale, in  realtà  non  possiede  un  codice  preciso, inequivocabile, ed  universale. I  gesti  (ed  è  facile  pensarne a molti)  del  comportamento non verbale acquisiscono uno  significato  diverso  a seconda  del  complessivo  contesto  relazione di uno  specifico  momenti  tra  due interlocutori;  cambia inoltre il suo  significato  anche a seconda delle culture di  appartenenza e  qualche volta anche  all’interno  della stessa cultura. Per cui  visto  che  nella comunicazione  ha  una  importanza enorme  - in  quanto la maggior  parte delle  informazioni  ci  arrivano  inconsapevolmente  dal comportamento  non  verbale e  successivamente dal  comportamento  paraverbale - è  molto utile  accertarsi (in  diversi modi) che  il significato  che  noi  abbiamo  attribuito  ad  uno  specifico  comportamento non verbale  o  ad una sequenza  strutturata di  non verbale sia  corretto, onde  evitare interpretazioni  fuorvianti e agire sulla base di informazioni non  precisamente corrette.

 

PILLOLE DI CONOSCENZA:

*il  comportamento non verbale  ci  da  molte  informazioni  in una qualunque  interazione. Di  questo noi  non ne siamo precisamente  consapevoli ed in modo particolare  è  più  difficile  divenirne consapevoli, questo è  molto più  facile con il linguaggio  verbale.

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*come possiamo  descrivere il  comportamento non  verbale CNV?
La definizione di CNV inizialmente comprendeva l’intero insieme di “tutto ciò che è non verbale”.
Questo implicava che sotto l’etichetta di CNV si raccogliessero fenomeni disparati, quali:
•Gesti delle mani e della testa
•Espressioni facciali
•Gesti vocali
•Abbigliamento (Argyle, 1982)
Una definizione del genere è troppo vasta.
•Una definizione possibile è: la trasmissione intenzionale di informazione da un emittente A a un ricevente B attraverso il canale visivo.

 

 

•Ekman e Friesen suddividono il comportamento non verbale in tre categorie:
1.Atti informativi, se forniscono informazioni riguardo al parlante, ma non sono intenzionali (per esempio  il volto  che definiamo  gioioso di una persona che è  felice  in un  certo momento)
2.Atti Comunicativi, se sono chiaramente e intenzionalmente mirati a trasmettere un significato al ricevente (per  esempi il pollice  in  su  fatto  da  una persona ad un  suo amico per dirgli  “tutto  ok”)
3.Atti Interattivi, se tendono a modificare o influenzare il comportamento interattivo del ricevente.

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Il  comportamento  non verbale  e  para-verbale può:

    • aggiungere semplicemente informazioni
    • rafforzare ("Ma cosa vuoi?" , accompagnato dal movimento della mano a borsa per rafforzare il tono aggressivo della domanda)
    • duplicare ("Non ci voglio andare!" seguito da un gesto con la mano a taglio che ripete il concetto di negazione)
    • enfatizzare ("Bene! Siamo pronti!", accompagnato da un colpo battuto sul tavolo o su una gamba o battendo i palmi delle mani una sola volta)
    • de-enfatizzare ("Mmmm … si si", l'esitazione, la pausa o l'abbassamento di voce rendono meno enfatico il "si")
    • contraddire ("Carino!" espresso con intonazione canzonatoria esprime l'esatto contrario del complimento espresso a parole)
    • mascherare (quando il comportamento nonverbale cerca di mascherare le reali intenzioni comunicative, p.es. accentuando i movimenti facciali o il tono di voce cortese, come nel caso del sorriso con cui i giapponesi camuffano imbarazzo o irritazione)
    • economizzare ("E' cambiato da cosi a cosi", accompagnato dal rovesciamento del palmo della mano, permette di non esprimere esattamente a parole quale fosse la condizione iniziale e quella di arrivo)
    • .sostituire parole (puntare il dito verso un oggetto puo significare "Voglio quello!")

 

fine intervento

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2 INTERVENTO FORMATIVO

 

 

 

L’EMPATIA

L’empatia è la capacità  di  sentire e provare lo  stesso vissuto che vive l’altro in relazione con  noi e in un  certo  istante. Ha la caratteristica di  essere  un fenomeno  immediato e spontaneo che  permette  - se  consapevolizzata e impiegata bene -  di  strutturare relazioni  soddisfacenti  e  soprattutto  arricchenti per le  persone in  relazione tra loro.

Altra caratteristica dell’empatia è  l’accettazione incondizionata vale a dire astensione da valutazioni, da approvazioni o disapprovazioni e da correzioni. La comprensione empatica implica la sospensione dei giudizi morali suoi sentimenti riferiti dall’interlocutore. Nell'uso comune, è l'attitudine ad essere completamente disponibile per un'altra persona, mettendo da parte le nostre preoccupazioni e i nostri pensieri personali, pronti ad offrire la nostra piena attenzione.

La parola deriva dal greco "εμπαθεια"(empateia) e veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l'autore-cantore al suo pubblico così come  di  fatto  lega ogni  persona all’altra  nella relazione in un  determinato momento. 

 Inoltre gli  studiosi  dell’evoluzione spiegano che selezione naturale  non ha potuto che rinforzarla, poiché influiva sulla sopravvivenza. E’  dunque adattativi nel  senso  che  ha pemesso  l’adattamento  e la vita sociale.

 

Simpatia ed empatia a confronto:

    • Empatia: abilità di percepire e sentire direttamente ed in modo esperienziale le emozioni di un'altra persona così come lei le sente, indipendentemente dal condividere la sua visione delle cose.
    • Simpatia: abilità di percepire la situazione in maniera simile alla persona coinvolta. Questo quindi implica preoccupazione, o partecipazione, o desiderio di alleviare i sentimenti negativi che l'altro sta provando.

Per questo è possibile provare:

    • Empatia, ma non simpatia: quando si sentono internamente ed in modo esperienziale i sentimenti dell'altra persona (Empatia), ma non si intende alleviare le sue sofferenze (Simpatia)
    • Simpatia, ma non empatia: quando si sa che qualcuno sta male e si sente la voglia di aiutarlo, ma non proviamo in modo diretto ed interiore il suo sentimento di dolore (Empatia)
    • Empatia e simpatia: Quando per esempio  si percepiscono i sentimenti dell'altra persona (Empatia) e si sente la voglia di aiutarla

 

 

Una delle metodologie che è stato utilizzata è quella del racconto e della scrittura creativa.

Tutte le metodologie espressive che fanno leva sul processo creativo (cioè sulla capacità della persona di creare da se qualcosa di piacevole per se stesso) sono sempre molto utili ed ottengono sempre, in ultima analisi degli effetti positivi..Se poi la relazione con la persona che assistiamo e con la quale stiamo facendo quella determinata esperienza di scrittura cretiva e costruzione di storie è gestita dall'Operatore Assistenziale secondo i principi della empatia, dell'ascolto e dell'autenticità, sicuramente il clinete potrà beneficiare di effetti positivi, come per esempio:

Questi sono solo alcuni dei benefici (e non sono pochi per le persone che soffrono e vivono dele limitazioni anche imoste dala cultura e dalla nostra società) che è possibili valutare....altri ne vedremo in seguito.... anche per questa metodologia come per tutte quelle tecniche espressive, la stessa creatività dell'Operatore è molto imortante. Infatti più l'Operatore le ha sperimentate su di sè, e maggiormente potrà apportare dellemodifiche ed introdurre stimoli diversi nell'attività che propone al suo cliente-utente, a seconda di quanto l'Operatore stesso ritiene opportuno ed utile per la persona che sta assistendo.

Nella esperienza fatta in aula con la scrittura creativa si possono aggiungere divesi varianti, vediamone alcune:

E' sicuramente da tenere presente che tutto cio' favorisce la stimolazione del pensiero creativo, e spesso la possibilità di poter trovare altre soluzioni ai problemi personali o alle limitazioni che la sofferenze comporta per il vostro assistito. Non è da sottovalutare tra i benefici e gli effetti - nell'uso dei mezzi espressivi - sul sentimento di speranza della persona.....base per continuare a vivere ed esistere con un senso, nelle relazioni con le altre persone nel quotidiano.

E' inoltre molto inteessante poter verificare anche gli effetti e i benefici che questo porta nella qualità del lavoro dell'Operatore Assistenziale.

 

 

 

3 INTERVENTO FORMATIVO

a cura di

dr. Francesco Montefinese

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Alcuni di questi concetti sono stati già espressi ed altri ancora sperimentati con delle attività esperienziali nelle relazioni di coppia o di gruppo in aula. Non risultano nuovi dunque. Tranne pochissime precisazioni ed approfondimenti utili.

 

Il colloquio è una conversazione guidata durante la quale due o più persone scambiano idee, sentimenti, informazioni e opinioni per raggiungere degli obiettivi concordati.

L’idea di conversazione guidata implica che l’operatore, si assume la responsabilità di essere propositivamente attivo senza instaurare una relazione autoritaria, che escluderebbe la parità.

Chiarezza di linguaggio: un colloquio ben condotto usa un linguaggio semplice, libero da parole tecniche e di chiaro significato. Un linguaggio trasparente.

Ascolto accurato: nessun colloquio è possibile senza un ascolto accurato. L’incapacità di ascoltare accuratamente l’informazione  che l’utente porta può indurre in attribuzioni sbagliate di significati.

Apertura al nuovo: Non è possibile prevedere in modo accurato quale piega prenderà un colloquio. La flessibilità accettata dipenderà dall’obiettivo del colloquio.

La comunicazione nel colloquio: La comunicazione verbale e non verbale è la comunicazione di base attraverso il quale si chiariscono  gli scopi i pensieri e si operano gli interventi nel colloquio.

Gli atti comunicativi: fanno parte di una comunicazione anche il tono della voce, il susseguirsi delle pause, postura del corpo, gesti, lo sguardo, i movimenti del capo, le tensioni muscolari sul viso, disposizione del corpo nello spazio, ecc.

Darsi il turno: nel colloquio è essenziale saper instaurare una piacevole fluidità nell’assumere il ruolo di  chi comunica e di chi ascolta.

Il contatto visivo: Il contatto degli occhi è una delle espressioni visive più significative nel comunicare con le persone.

 

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Uno strumento concettuale ed opertivo utile a mantenere una relazione di ascolto ed empatia con la persona che stiamo assistendo è quello della

RIFORMULAZIONE

 

COSA SIGNIFICA RIFORMULARE?

 

ridire con altre parole ed in maniera chiara e concisa ciò che l’altro ha appena detto

 

QUALI SONO GLI EFFETTI DELL’USO DELLA RIFORMULAZIONE?
 

1) utilizzare la conoscenza che

la persona ha della sua

situazione o problema


2)frantumazione     della sensazione di solitudi-
ne

   

3)libera la capacità di riflet-
   tere

 

 

 

Esistono tre tipi di base di riformulazione

  1.   riformulazione semplice   

(ripete – non altera il senso della       comunicazione)

2. riformulazione-chiarificazione

(rimanda elementi della comunicaz. della persona che sono rimasti più nascosti – da la possibilità di vedere un nuovo significato)

Ecco alcuni esempi di riformulazione chiarificazione, con i quali ci si puo' esercitare e sperimentare dando delle personali riformulazioni (U: sta per utente - O: sta per operatore)

es. (U)..mio cognato ha la pretesa di sapere sempre tutto. Secondo lui, non c’è che lui che conti. Non c’è che lui che abbia  qualcosa da dire. Appena arriva la conversazione viene monopolizzata. Posso dire buona sera e andarmene.
(O)..il problema non è solo il modo di fare di suo cognato, ma anche il fatto che in un modo o nell’altro la tocca sfavorevolmente, la esclude sempre…

 

3. riflesso del sentimento

(coglie emozioni, sentimenti,  stati  d’animo nella comunicazione)
Ecco ancora altri esempi in cui non c'è una risposta di un operatore....puoi solo sperimentarti con la tua riformulazione del sentimento su questi brevissimi stralci di una comunicazione tra un ipotetico utente e operatore....provaci

es. (U)..il guaio con questo tipo di sensazioni piacevoli è che mi sento triste poiché so che dopo questi momenti di straordinaria forma, ricadrò nella mia depressione..

es.(U).. mio marito lavora in officina, ha un buon posto. Quanto a me io mi occupo dei miei figli e della casa e questo mi va molto bene..

 

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A questi momenti più strettamente teorici è seguita una esperienza in fatta in coppia in cui ognuno ha potuto iniziare a sperimentarsi nella relazione con l'altro utilizzando non solo cio' che era statoappreso e sperimentato negli incontri precedenti ma utilizzando anche lo strumento operativo sopra visto.

A questo punto è molto utile esplicitare e precisare alcuni aspetti.

Lo strumento concettuale ed operativo appena visto all'interno di tutti i concetti - di cui abbiamo avuto negli incontri precedenti la possibilità di poter studiare e sperimentare in aula - è già di per se uno strumento ri-abilitativo. Si prospetta già di per se uno strumento che se costantemente impiegato crea - nella relazione con la persona da voi assistita - quelle condizioni fondamentali (da fondamenta, dunque necessarie) che permettono all'utente di iniziare non solo ad esprimersi - con tutti i benefici che di già questo comporta -, di potersi sentire libero di parlare anche di aspetti personali ed intimi fidandosi e non sentendosi più solo ed isolato, ma anche di iniziare a rendersi un pò più consapevole di come e cosa vive giorno per giorno. E' già di persè questa modalità relazione un intervento mirato specifico che abilità il normale flusso di coscienza dell'utente portando con se benefici anche inaspettati e la possibilità di ricerca di nuove soluzioni e adattamenti nonstante le sue condizioni.

 

Fa seguito una sperimentazione con plenaria in aula sulle tecniche dell'ascolto e della riformulazione.

Nella seconda parte dell'intervento formativo è stata sperimentata una metodologia espressiva tramite espressione grafica (disegno e/o rappresentazione grafica di un incubo). Successivamente alla fase di rilassamento-focalizzazine ed espressine grafica - plenaria in gruppo perla presentazione dei lavori. Alcuni partecipanti si sono offerti spntaneamente per esporre il loro personale lavoro.

Precisiamo alcuni elementi metodologici e di utilizzo di questa seconda parte:

 

INTERVENTO FORMATIVO

Operatori Assistenziali

PIANO DELL'INTERVENTO

 

INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE                

- Aumento del numero di anziani e della loro proporzione rispetto ad altri gruppi di età
- Aumento dell’aspettativa di vita
      

L’aspettativa di vita nel mondo industrializzato è aumentata nel XX secolo drasticamente: dal vivere quasi fino ai 50 anni si è passato a viverne circa 80

 

Riduzione delle nascite
Riduzione della mortalità precoce
Controllo delle malattie
Miglioramento delle condizioni di vita (igienico-ambientali, alimentari, etc.)
Progressi della medicina e prevenzione

 

INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE: Conseguenze
 



Successo e sfida per la società moderna
 

Prevalente dei soggetti di età >80 anni
•Donne molto anziane

•Patologie croniche-degenerative
•Numero disabili
•Spese previdenziali
•Spese sanitarie


 

VERSO UN MONDO CHE INVECCHIA

Inoltre emergono nuove discipline e aree di interesse

Nuove Discipline
Nuove aree di interesse
Nuove figure professionali
Nuovi problemi

La Geriatria
La Gerontologia
La Psicogerontologia
La Psicologia dell’invecchiamento
La Psicologia dell’anziano

GERONTOLOGIA (Metchnikoff, 1903): Scienza multidisciplinare che si occupa della vecchiaia e dell’invecchiamento in tutti i suoi aspetti. (geronto “uomo anziano” e logos “conoscenza”)

GERIATRIA: (Nascher, 1863-1944). Specialità medica che si occupa delle malattie degli anziani. Si occupa degli aspetti medici della vecchiaia (prevenzione, diagnosi, trattamento e cura) (geronto “uomo anziano” e iatricos “trattamento medico” o “cura”.

GERONTOLOGO: Non è necessariamente un medico, implica  multidisciplinarietà. Integra le conoscenze di diverse discipline per risolvere un problema (medico, psicologo, sociologo, biologo, avvocato, fisioterapista, etc..)

Alcuni effetti degli autostereotipi:
n> Reazioni psicofisiologiche difronte allo stress
n< Apprendimento
n< Longevità
nCondizionano le attività e le scelte degli anziani

 

 

STEREOTIPI E FALSE CREDENZE

Gerontologia e Geriatria

Da una visione deficitaria a una visione ottimista dell’invecchiamento: La Gerontologia positiva

Vecchiaia ¹ etá ¹ declino unidirezionale

L’invecchiamento é un processo naturale che comporta un declino differente e variabile da individuo a individuo (cambiamenti fisiologici, psicol..)
Variabilità,

Plasticità (o capacità di recupero)

modello Bio-psico-sociale

Ogni individuo invecchia in modo diverso

•Processo normale irreversibile
•Inizia dalla nascita
•Produce cambiamenti durante tutta la vita ma più negli ultimi anni
•É individuale e non è uniforme

Invecchiare non equivale ad avere un’età avanzata
Esistono diversi tipi di invecchiamento spesso interdipendenti tra di loro:
Invecchiamento biologico e cerebrale
Invecchiamento psicologico
Invecchiamento sociale

Principali assunzioni della Psicologia del ciclo di vita

Lo sviluppo ontogenetico è un processo che si sviluppa nel corso di tutta la vita
Lo sviluppo è multidirezionale e multidimensionale: le direzioni del cambiamento variano a seconda del tipo di comportamento. Durante gli stessi periodi di sviluppo alcuni sistemi mostrano degli icrementi ed altri dei decrementi nel livello di funzionamento
Lo sviluppo dell’individuo consiste in una concomitante presenza sia di perdite che di guadagni

Non tutti i processi vanno incontro a un decadimento con l’avanzare dell’età
I fattori socioculturali influenzano i cambiamenti psicologici
Lo sviluppo è caratterizzato da una notevole plasticità intraindividuale. Secondo le condizioni di vita e le esperienze che l’individuo ha fatto, il suo sviluppo prende diverse forme
Durante l’arco di vita si incrementa la variabilità
Esistono diverse forme di invecchiamento

CAMBIAMENTO

Da una parte abbiamo il declino che è di natura biologica

Dall'altra abbiamo la crescita in esperienza e sapienza

( Il paradosso dell’invecchiamento (Dewey, 1939)

 

 

 

Le perdite

Perdita di velocità nell’elaborare l’informazione
Perdita di velocità nella risposta di azione
Rallentamento delle abilità visuo-spaziali

 

I guadagni

La saggezza (Sternberg, Baltes, Baltes e Mayer)
Il Vocabolario
Conoscenze
Competenze sociali

 

 

 

 

Quando inizia la vecchiaia???                                                                        
ESISTONO DIVERSI CRITERI
Da un punto di vista legale L’inizio della vecchiaia si fa coincidere con l’età del pensionamento: 65 anni. Ma realmente non esiste un momento di inizio uguale per tutti
INDICATORI FISICI
nCambiamenti nella forma di camminare
nCambiamento nel colore dei capelli
nCambiamenti della voce
nCambiamenti nell’elasticità della pelle
nCambiamenti delle facoltà visive e auditive
n
Non tutte le persone invecchiano o cambiano fisicamente allo
stesso ritmo

INDICATORI BIOLOGICI

Declino nella risposta del sistema nervoso autonomo e centrale
Declino delle risposte fisiologiche
Perdita di massa ossea, osteoporosi
Declino delle capacità sensitive
Perdita di massa muscolare
Perdita di elasticità cutanea
Perdita dell’ equilibrio/stabilità
Morte neuronale

 

L’importanza dell’esercizio fisico INDICATORI PSICOLOGICI per il mantenimento
Diminuisce l’ energia
Il tempo di reazione aumenta
“Io ormai...alla mia età…” (attribuzione di ruoli da vecchi)
Perdita di controllo interno (autoefficacia)
Mancanza di interessi (Hobbies)
Sentimento di solitudine
Declino cognitivo. Attenzione, orientamento, memoria, intelligenza
Lentezza nell’apprendimento
di uno stato
ottimale di salute

Che cos’è la vecchiaia

E’ un concetto astratto
Non esiste una vecchiaia uguale per tutti ma un numero sempre maggiore di persone che riflettono, in età avanzata, caratteristiche genetiche peculiari per ogni singolo individuo e caratteristiche legate allo stile di vita ed all’ambiente in cui vivono.

 

L’interesse per l’invecchiamento positivo e competente. Un nuovo paradigma:


Il nuovo paradigma “coincide con la ricerca delle condizioni, dei fattori (genetici, biomedici, personali comportamentali e sociali) e dei processi che permettono alle persone di invecchiare in modo competente e di funzionare bene anche nella terza età” (Baltes e Baltes

 

Stili di vita salutari

Attività fisica
Alimentazione equilibrata
Fumo e alcool
La cura del corpo
La prevenzione (malattia, cadute, etc..)

Benefici dell’ Esercizio Fisico
(OMS, 1999): Benefici fisiologici
Regola il livello di glucosio
Genera endorfine  
Migliora il sonno 
Incrementa la resistenza cardiovascolare
Incrementa la flessibilità   
nIncrementa l’ equilibrio e il coordinamento
 Rilassa     
Riduce lo stress e l’ansia
Migliora lo stato d’animo   
Migliora il funzionamento intellettuale
Migliora la psicomotricità       
Promuove nuove abilità motorie

Migliora l’immagine della vecchiaia
Permette l’integrazione dell’anziano
Favorisce nuove amicizie e amplia la rete di appoggio sociale
Promuove le relazioni intergenerazionali
Riduce i costi sanitari e sociali
Migliora la produttività
Determinanti personali
e gestione delle situazioni
di pensiero

 Fattori biologici
Stili di coping (capacita e stile nel risolvere i problemi) e adattamento (ricerca di informazioni, senso dell’umore, reinterpretazione, accettazione, etc)

La personalità (Estroversione, tenacia, flessibilità)
La gestione delle emozioni
Il concetto di sé
Stili attributivi e modelli di pensiero

 

Determinanti personali
e gestione delle situazioni

Auto-efficacia e sentimento di controllo
L’Ottimismo
Il pensiero positivo
Prosocialità e Altruismo
L’attività
L’attività mentale (memory training; attività mentali come crucigrammi, parole crociate, etc..)
-Plasticità

 

Determinanti Socio-ambientali
Le Relazioni interpersonali
Determinanti economiche (mortalità)
La Struttura familiare
Ambiente fisico (barriere architettoniche, pericoli, etc)
Livello di istruzione => riserva funzionale
Opportunità di formazione

ISOLAMENTO =>DECLINO FISICO E MENTALE


L’influenza delle Relazioni

Benessere psicologico e soggettivo
Capacità di adattamento
Stati emotivi, emozioni positive
Cognizioni dell’individuo
Autostima e concetto di sé, sentimenti di fiducia
Occasioni per realizzare le proprie potenzialità
Aiuto materiale e sostegno emotivo
Stato di salute fisica, l’adozione di comportamenti salutari
Longevità

 

AREE DI INTERVENTO

in cui l'operatore puo' contribuire in equipe

Promuovere la salute fisica e prevenire la  la incapacità
Ottimizzare e compensare le funzioni  cognitive
Equilibrio   affettivo e della  personalità
Massimizzare  l’ impegno  sociale

 

La valutazione funzionale punti fondamentali da tenere presente

Valutazione multidimensionale
Fisica  psicologica e sociale
¨Stato di salute (cap. sensoriali, valutazione medica, uso di farmaci)
¨Stato psicoaffettivo (umore,ansia, depressione; interessi)
¨Stato Cognitivo (memoria, linguaggio, orientamento, calcolo, etc)
¨Comportamento (attività, abitudini, atteggiamenti etc)  
¨Stato fisico funzionale (abilità della vita quotidiana, cura di sè)
¨Stato socio-economico (abilità sociali,supporto sociale, risorse economiche)
¨Condizioni ambientali (risorse ambientali, barriere architettoniche, servizi)
¨

 

¨La valutazione e’alla base di qualsiasi intervento
¨E’ necessario valutare e trattare gli anziani su base individuale
Essere seguito da un team (gruppo multidisciplinare)

 

VALUTAZIONE DELLO STATO FUNZIONALE

 

¨Alimentazione
¨Abbigliamento
¨Toilette personale
¨Fare il bagno
¨Controllo defecazione
¨Controllo minzione
¨Spostarsi dalla sedia al letto e ritornare
¨Montare e scendere dal WC
¨Camminare in piano
¨Salire o scendere le scale

¨Usare il telefono
¨Fare acquisti
¨Usare i trasporti
¨Saper gestire le proprie finanze
¨Assumere farmaci
¨Preparazione del cibo
¨

IL COUNSELLING CON ANZIANI:

EMPATIA

ASCOLTO ATTIVO

CHIAREZZA E COMPRENSIONE

FACILITATORE DELL’EMOTIVITA

abilità che bisogna possedere

ACCETTAZIONE E CALORE

AUTOCONTROLLO EMOTIVO

CAPACITA DI RISOLVERE I PROBLEMI

FACILITATORE DI INFORMAZIONI

FLESSIBILITA E SENSO DELL’UMORISMO

 

PSICOPATOLOGIA DELL’ANZIANO

 

•Le Demenze
•Stati confusionali
•Insonnia
•Abuso di sostanze
•Ipocondria
•Disturbo paranoide
•Disturbi di origine ansiosa
•Disforia senile
•Depressione
•Lutto patologico

LA DEMENZA

 

E’ definita come una sindrome clinica caratterizzata dal declino preminente e precoce della memoria e da alterazioni di almeno una delle funzioni corticali superiori (afasia, aprassia, agnosia, incapacità di astrazione e programmazione), di entità tale da compromettere le usuali attività lavorative e sociali del paziente. Oltre ai sintomi cognitivi sono presenti sintomi non cognitivi che riguardano la sfera della personalità, l’affettività, la percezione e il comportamento.

I SINTOMI COGNITIVI E I SINTOMI NON COGNITIVI

Sintomi cognitivi e mnesici: Deficit mnestici, disorientamento temporale e spaziale, Aprassia Afasia, Alessia, Agrafia, Deficit di ragionamento astratto, di logica e giudizio, Acalculia, Agnosia, Deficit visuospaziali

Sintomi non cognitivi: depressione, comportamento aggressivo fisico o verbale, agitazione, rallentamento psico-motorio, Psicosi (deliri e allucinazioni), disturbi del ritmo sonno-veglia, disturbi d’ansia.

 

Elementi di terapia di Orientamento alla Realtà

E molto importante lavorare in equipe e soprattutto che l'operatore impieghi i concetti fondamentali della ripetizione e degli stimoli semplici e famigliari al paziente nella relazione con la persona malata. In questo modo amplierà di molto lì'effetto della terapia di orientamento alla realtà applicata dai riabilitatori o psicologo del'equipe.

Principale scopo della R.O.T. è orientare il paziente rispetto a sé, alla propria storia ed all'ambiente in cui è inserito. Aiutare il pz a mantenere la traccia di cosa gli accade intorno e di ridurre l’angoscia

Per raggiungere tale obiettivo vengono utilizzate informazioni ripetute e utilizzati strumenti che appartengono alla realtà della persona e alla sua vita quotidiana (orologi, calendari, foto, notizie, suoni, proverbi, notizie di attualità, ecc).



Terapia di Orientamento alla Realtà

Orientamento personale,  memoria per i nomi
Schede personali
Orientamento nelle stagioni
Orientamento spaziale (il proprio indirizzo, città e paese)
Cose del passato e del presente
Memoria verbale, visiva,
wFluenza verbale
Attenzione uditiva, tattile e gustativa

 

 

Orientamento personale

•Quanti anni ha?
•Qual’è la data del suo compleanno?
•E’ sposato?
•Chi sono le persone con cui vive?
•Qual’è il suo indirizzo?
•Come si chiamano i suoi figli/nipoti?
•Qual’era la sua professione?
Terapia di Orientamento alla Realtà

•Che data è oggi?
•In che giorno della settimana siamo?
•In che mese siamo?
•In che anno?
•In che stagione dell’anno siamo?
•Com’è il tempo in questa stagione?
•Che ore sono?
•In quali giorni della settimana facciamo gli esercizi?
•E a che ora?
•Per quanto tempo ogni volta facciamo qua gli esercizi?
•Mi dica i nomi dei mesi, cominciando dall’ultimo.
•Mi dica alcune cose che succedono in inverno.
•Quante domeniche ci sono in un mese?
•Mi dica i giorni della settimana cominciando dall’ultimo.

Presentare attività semplici che aiutino a rinforzare l'autostima a ridurre la frustrazione e la noia di vivere, valorizzando le capacità residue della persona affetta da demenza.

Sollecitare i ricordi :
  album fotografico, collage sulla vita vissuta (occupazione, interessi, …), parata di personalità (cartellone con immagini di persone che erano famose quando la persona era più giovane), percorsi geografici (visitare con l'ausilio di cartoline e carte geografiche i luoghi significativi)……

 

Lavoro sulla propria autopercezione rispetto all'immagine della propria futura vecchiaia.

Sono statisottolineati aspetti reali e problematici nel lavoro con gli anziani nei contesti delle coopertive sociali e delle cliniche private oltre che del lavoro in equipe.

Inoltre si è discusso molto, facendo anche degli esempi pratici, sulle tecniche creative ed espressive che possono supportare in alcuni momenti il lavoro a casa dell'operatore domiciliare nella direzione dei concetti della teraia di orientamento alla realtà.

 

 

 

INTERVENTO FORMATIVO

4 NOVEMBRE 2''7

I pregiudizi e gli stereotipi e ad essi collegati le emozioni che caratterizzano tutt'oggi la malattia mentale, ma anche il più semplice disagio emotivo, comportamentale o sofferenza dell'anima, non sono affatto scomparsi...e forse non sarà mai possibile poter depurare questo tipo di esperienze umane da tali appunto pensieri stereotipati e pregiudiziali. La follia e la malattia mentale hanno una storia, attrversano i tempi, i luoghi e le culture arrivando fino ad oggi con residui ideici ancora molto importanti e condizionanti l'atteggiamento che la nostra stessa cultura e società assume nei confronti di chi soffre nella mente e infine nelle emozioni, nei pensieri, nel comportamento e nel suo adattarsi creativamente al vivere quotidiano.

Gli elementi storici di cui andiamo a leggere, pur nella loro brevità di informazioni, lasciano emergere diversi aspetti ed atteggiamenti culturali e sociali nonchè politici ed amministrativi nei confronti della sofferenza mentale. Paure se non angoscie inspiegabili di fronte ad un malato mentale, sentimenti di arresa e cedimento di fornte a qualcosa di così ancora inspiegabile per quanto si conosca oggi, logiche di potere e gestione di varie discipline scientifiche e branche della conoscenza umana. ma anche tentativi di gestire, curare, modificare, riabilitare.

 

Dal 200 d.C. al 1300: magia ed esorcismo
Rimanendo nell’ambito della cultura europea consideriamo, in primo luogo, un ampio periodo, dall’Impero romano al Rinascimento italiano, durante il quale si confrontano, coesistendo o alternandosi, quattro diversi tipi di spiegazione della follia.
La data del 200 d.C. non è casuale; dalla fine del secondo secolo, infatti, si afferma nel mondo latino la scuola medica di Galeno, che riprende l’impianto di studi di lppocrate, e che spiega il disturbo mentale come uno  “squilibrio umorale” del cervello. Siamo, dunque, di fronte alla spiegazione organica del disturbo mentale.
Ad essa si contrappone la spiegazione magica, strettamente legata alla cultura delle superstizioni, che collega il disturbo mentale a contatto con oggetti o animali, o a congiunzioni astrali: tutt’oggi sopravvive, nella credenza popolare e nel linguaggio, l’idea che alcuni disturbi siano da collegare alle fasi lunari; e “lunatico” è ancora il termine usato per riferirsi  a persona che dà segno di mancanza di equilibrio. Il rimedio, secondo questa concezione, consiste in pratiche e rituali magici, uso di filtri, amuleti, formule che dovrebbero proteggere dagli influssi negativi.
Diversa, anche se per molti aspetti simile o coincidente, è la spiegazione religiosa, per la quale colui che manifesta disturbi psichici è un indemoniato, un posseduto da spiriti maligni, l’intera comunità religiosa si sente coinvolta da questo fatto e interviene con provvedimenti che possono essere di segno opposto: la solidarietà, la preghiera, il ricorso ad esorcismi; oppure la persecuzione e il rogo.

 

’400 e ’500: il rogo dei folli
È un’epoca singolare quella in cui fiorisce il Rinascimento italiano: la ricerca dell’armonia si mescola con l’attrazione per il soprannaturale. Prevale, fra tutte, la spiegazione religiosa della follia, sentita come possessione demoniaca, segno della maledizione e del peccato, la cui purificazione richiede sempre più spesso il ricorso a pratiche di tortura e al rogo.
All’idea di follia comincia ad associarsi quella di pericolosità, che permette di trovare un capro espiatorio per le numerose calamità (carestie, epidemie) che colpiscono le popolazioni. Comincia a prendere piede l’intolleranza verso  il soggetto affetto da disturbi mentali.
A partire dalla fine del 1400, centinaia di migliaia di streghe e maghi (e tra loro molti pazienti psichiatrici) furono bruciati vivi sulle pubbliche piazze. (L’ultimo rogo per stregoneria avvenne in Polonia nel 1793.)

’600 e ’700: la segregazione

Gradualmente il destino del folle si confonde con quello del povero e del criminale.
La sua figura è vissuta come una minaccia alla quiete pubblica o all’ordine costituito. Va tenuto presente che le città e i poteri amministrativi si stanno organizzando nelle forme proprie della società moderna.
Le autorità preposte all’ordine pubblico dispongono, adesso, non solo di carceri, ma anche di luoghi di ricovero più o meno coatto (istituti di segregazione).

 

800: la nascita del manicomio
Con le nuove idee diffuse nel secondo Settecento dall’Illuminismo, e con l’affermazione dei diritti dell’uomo e del cittadino propagati dalla Rivoluzione francese, si chiudono gli istituti di segregazione e riprende a diffondersi la spiegazione della follia in termini di malattia.
La condizione del folle, almeno in linea teorica, viene distinta da quella del povero e del criminale, e si comincia a pensare ad un trattamento in termini esclusivamente medici.
Così il manicomio, istituzione creata da Philippe Pinel in Francia durante la Rivoluzione, diventa il luogo di cura dei malati.
Questa nuova istituzione, che durante il secolo si diffonde in tutta Europa, costituisce un passo avanti rispetto ai reclusori del passato, perché è basata su obiettivi di cura e di ricerca medica.
Tuttavia rappresenta la continuità con i luoghi di segregazione precedenti, dal momento che la “cura” coincide con l’obiettivo del controllo dei malati.

La prima metà del ’900: psicoanalisi ed elettroshock

Dal punto di vista istituzionale, in questo periodo, non accade praticamente nulla. In sostanza, l’istituzione manicomiale si perfeziona, e in questo modo reclude e isola sempre più tenacemente, oltre ai pazienti, anche se stessa: si specializza nella funzione sociale di contenitore della follia, ma viene meno ad ogni effettivo programma di cura e di riabilitazione. La psichiatria stessa, più o meno implicitamente prigioniera del pregiudizio dell’organicità, si isterilisce in una sorta di esercizio classificatorio: disturbi, sintomi, comportamenti vengono minuziosamente attribuiti a questa o a quella patologia, salvo ricorrere poi sempre alle stesse cure di carattere sedativo.
Alla fine degli anni Trenta iniziano a diffondersi le terapie di shock basate sull’ipotesi che un trauma elettrico, febbrile, ipoglicemico ecc., opportunamente indotto, avesse virtù terapeutiche. Tra tutte queste terapie la più diffusa e conosciuta è l’elettroshock.
Se l’istituzione manicomiale resta immobile, viceversa, con l’inizio del XX° secolo, prende avvio la più ampia rivoluzione storica nel campo delle conoscenze psicologiche. Il primo nome da ricordare, naturalmente, è quello di Freud; ma non si tratta del cambiamento prodotto da una sola persona, né soltanto della nascita della psicoanalisi. Un vasto moto di rinnovamento radicale, che lavora a margine rispetto alla ortodossia accademica e manicomiale, sconvolge la psicologia generale e la psichiatria. In particolare, confluiscono e trovano riscontro nelle nuove tendenze i risultati dell’antropologia e della riflessione fenomenologica. Alla luce di questi nuovi indirizzi viene riveduto il concetto di identità della persona, del rapporto tra individuo e contesto sociale, dei confini tra salute e malattia mentale.

 

La seconda metà del ’900: la nuova psichiatria
Dalla metà degli anni Cinquanta vengono introdotti gli psicofarmaci: sostanze che, indipendentemente dai risultati curativi, hanno l’effetto di attenuare i sintomi più gravi e vistosi, e di rendere più governabili i momenti di crisi. È evidente l’uso ambiguo degli psicofarmaci: per un verso costituiscono un ulteriore strumento di controllo dei pazienti; per altro verso, aiutando i soggetti sofferenti nelle situazioni più difficili, facilitano la sperimentazione di soluzioni alternative al manicomio tradizionale.
Ai progressi sul fronte teorico e sperimentale cui abbiamo accennato, fa riscontro, a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, un intenso fermento di iniziative che si pongono in alternativa all’ordine psichiatrico istituzionale. In Inghilterra si sviluppano gli esperimenti delle “comunità terapeutiche” e dell’“anti-psichiatria”; in Francia nascono i tentativi della “psicoterapia istituzionale” e della “psichiatria di settore”; nella Germania Federale va segnalata l’esperienza del Collettivo socialista dei pazienti di Heidelberg, la prima auto-organizzazione di pazienti.  
Queste iniziative peccano spesso di mancanza di sistematicità o di eccessivo radicalismo.

 

Nel 1968 lo scenario italiano cambia. Viene approvata una nuova legge, la 431. Cosa stabilisce questa legge che prende atto dei fermenti e delle spinte di rinnovamento? a) l’insufficienza dell’assistenza psichiatrica basata esclusivamente sull’internamento in manicomio; b) l’istituzione di un servizio di assistenza psichiatrica territoriale attraverso la creazione dei centri di igiene mentale; c) la possibilità di entrare in manicomio anche volontariamente; d) l’abolizione dell’obbligo di annotare nel casellario giudiziario l’ammissione e la dimissione dal manicomio; e) nuovi criteri di organizzazione degli ospedali psichiatrici.
Il legislatore italiano, dunque, si mostra particolarmente sensibile alle esigenze di una totale revisione della concezione della malattia mentale e dei suoi modi di cura.
Con questa legge inizia in Italia il sistema di assistenza territoriale; tuttavia questa innovazione costituisce ancora una fase di passaggio.
Tocca alla legge 180 del 1978 portare a compimento questo lungo cammino. È necessario ricordare che la riforma definitiva del sistema psichiatrico italiano è dovuta al lavoro tenace di Franco Basaglia, iniziato diversi anni addietro nell’Ospedale psichiatrico di Gorizia e portato a compimento con il totale smantellamento dell’Ospedale psichiatrico di Trieste, avvenuto nel 1977, un anno prima dell’approvazione della legge 180. A Trieste, dopo sette anni di preparazione e organizzazione di un adeguato servizio territoriale, il manicomio chiude: i pazienti sono seguiti e assistiti attraverso una fitta trama di assistenza domiciliare e ambulatoriale per la terapia ordinaria, integrata da interventi e ricoveri brevi per le situazioni di crisi. Persone destinate alla reclusione cronica tornano a vivere, in famiglia o in piccole comunità, una esistenza dignitosa e autonoma.

 

Da   “MANUALE CRITICO  DI PSICHIATRIA” di  G.  Jervis

“NON SI INSISTERA’ MAI  ABBASTANZA SUL   FATTO  CHE IL COMPORTAMENTO DI  QUALSIASI PERSONA,  CHE SIA O MENO  MENTALMENTE DISTURBATA (E ANCHE SE  E’  DISTURBATA  IN  MODO MOLTO GRAVE), NON PUO’  ESSERE COMPRESO  CORRETTAMENTE SE  E’  CONSIDERATO IN MODO INDIPENDENTE  RISPETTO  AI TIPI DI  RAPPORTI UMANI CHE QUELLA PERSONA  NON SOLO HA INTRATTENUTO  NEL SUO PASSATO, MA INTRATTIENE  IN  QUEL PRECISO MOMENTO”

L’assistenza psichiatrica dopo la 180

Il  servizio psichiatrico   presso  l’ospedale generale
Viene effettuato all’interno  dell’ospedale generale, non ha dunque  un  trattamento  speciale  o megloi un luogo speciale e segregante per il  trattamento  di  disturbi  e  patologie mentali.

Il  Day  hospital
Spesso  viene garantita  la paziente  di  trascorrere alcune ore del  giorno  e della notte se  è necessario all’interno  dell’ospedale per potergli  fornire   un’assistenza  la più possibile corretta e continuativa,  consentendo allo  stesso  paziente di frequentare  il proprio  ambiente di  vita famigliare o anche quelo  del lavoro.

Il  Centro  di  salute  mentale
E’  collocato  fuori  dall’opedale,  secondo  lo  spirito  della 180. E’  i luogo dove  possono  essere  organizzati i  presidi  ambulatoriali, le visite a domicilio, i  centri  diurni, la comunità  terapeutica, i  centri di  riabilitazione  i malati  cronici, le case famiglia, le case alloggio, i posti di lavoro protetto, gli  interventi terapeutici,  le attività  creative.

Il presidio  ambulatoriale
Ha un preciso  bacino di utenza  nell’ambito  delle  AUSL.  E’  dotatodi una equipe di  specialisti,  medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali. Garantisce  una attività psicoterapica  individuale e di gruppo.

Il  centro  diurno
E’ una struttura che si  rivolge a persone non  a rischio  di cronicità op  già inizialmente cronici. Le  persone  frequentano il centro  durante  il  giorno per partecipare ale  varie attività  lavorative e alle attività  ricreative.

La comunità  terapeutica
Dovrebbe essere  in g rado  di  funzionare 24  ore su  24  per persone che  non hanno una loro realtà  famigliare o anche  perché  esistono  tensioni tali   da  non poter garantire  la  vita della persona  in  famiglia.
Qui  vengono  praticate terapia individuali e attività  di gruppo, lavorative e ludiche.

Centri  di  riabilitazione  per  malati  cronici
Strutture  per  persone con malattie  mentali  croniche con  attività  di tipo  riabilitativo  e terapeutico.

Case famiglie
Sono  costituite da case alloggi  gestite  normalmente da  infermieri  secondo  modalità di tipo  comunitario. Ospitano un piccolo  gruppo  di  persone,  che, se  anche cronici,  sono  comunque  autosufficienti.

Case alloggio
Esistono persone che  patologie mentali che non possono  contare s un proprio  nucleo  famigliare e che abbisognano  di  alloggi  presso i  quali pernottare,  dopo  aver trascorso la giornata al  lavoro o  frequentando strutture assistenziali  diurne.

Punti di lavoro protetto
Questi ultimi permettono  ai pazienti di vivere dignitosamente  con un  minimo di  guadagno e di  reinserirsi  socialmente.  I posti di  lavoro protetto  sono  creati presso  cooperative o  anche  nei normali  luoghi  di lavoro.

 

L’organizzazione  mondiale della sanità così descrive  i  seguenti  concetti

MALATTIA: MODIFICAZIONE NELLA STRUTTURA O NEL FUNZIONAMENTO  DEL  CORPO

 

MENOMAZIONE: PERDITA DI UNA FUNZIONA  PSICOLOGICA, FISIOLOGICA, O  ANATOMICA

 

DISABILITA’: LIMITAZIONE O PERDITA DELLA CAPACITA’ DI COMPIERE UN’ATTIVITA’ NEL MODO CONSIDERATO NORMALE  PER  UN  ESSERE  UMANO

 

HANDICAP: CONDIZIONE DI  SVANTAGGIO CHE  LIMITA ED  IMPEDISCE LO S VOLGIMENTO DI UN  RUOLO  SOCIALE CONSIDERATO NORMALE IN  RELAZIONE ALL’ETA’,  AL  SESSO E AL  CONTESTO SOCIO-CULTURALE DELLA PERSONA