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MUSICA DA VEDERE E IMMAGINI DA SENTIRE: MUSICOTERAPIA E SINESTESIA Mercoledì 13 Settembre 2006 |
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SULL'USO DELLE IMMAGINI NELLE ARTITERAPIE
LE IMMAGINI: ESSENZE CHE CURANO
L’intervento Arte-Terapeutico si caratterizza sempre più -a mio parere- come azione Psico-Terapeutica, condividendo con quest’ultima sia la finalità complessiva - che è quella di migliorare la qualità della vita e curare patologie psichiche - sia lo strumento di base - che si delinea come una comunicazione - ma, quest’ultima, alquanto speciale, poiché caratterizzata da una potente mediazione esercitata dalle Immagini. Già, le Immagini. Nell’antica e giovane Arteterapia le Immagini la fanno da padrone, di qualsiasi natura esse siano, visive, uditive, tattili, propriocettive e via dicendo. Nella relazione Arteterapeutica, la continua trasformazione di sensazioni in Immagini grazie al processo creativo, permette di costruire quella struttura simbolica e di senso; nonché di risemantizzare gli eventi ed i fatti dell’incedere quotidiano nell’esistenza di ognuno. Sembrerà retorica, ma si può parlare di “Arte che guarisce”. Già, dopo gli psicofarmaci, dopo le psicoterapie si approda al mondo interno di ognuno di noi sulle ali dell’Arte e per mezzo delle Arti-Terapie. Esagerando -ma non troppo- possiamo dire che l’Arte avvicina o meglio ci concede, se pur per brevi attimi, di con-tattare qualcosa di Essenziale, quella Cifra squisitamente umana che si caratterizza nell’atto del Trascendere se stessi, quella Spinta iniziale -e perché no- per alcuni altri, Dio. Vorrei provare a esercitare delle individuazioni e delle distinzioni. Le Immagini e la loro applicazione in un contesto di Cura –intesa nel senso più ampio del termine- è una visione che nell’ambito del pensiero della Psicologia Analitica ha trovato in C. G. Jung la massima – credo - concettualizzazione ed espressione. Le Immagini lungi dall’essere solo il ricordo mnemonico di un qualcosa che ci è accaduto, ma sono generatrici di un mondo interiore che opportunamente Com-preso può rendersi visibile o meglio sensibile, e percepibile dunque con i nostri sensi. E’ in questo attimo della relazione creativa che può prendere forma un ulteriore cambiamento ed una nuova speranza. Ancora, un altro studioso, a mio parere interessante per i suoi ulteriori approfondimenti, un certo Henry Corbin, afferma che le immagini appartengono al mundus imaginalis, un luogo che per il filosofo Platone “nessuno dei poeti di quaggiù ha mai cantato degnamente”, ma che permette al mio mondo tangibile di Essere, di partecipare alla grande danza delle forze dell’Universo e a tutta l’Energia presente nel Cosmo. Ha dunque, l’Immagine, questo fondamentale legame con ciò che è proprio dell’Esemplare, dell’Archetipo, con qualcosa che è Paradigmatico direi. Le Immagini come evento già sensibile, vale a dire percepibile con i nostri sensi e come appartenente al mundus immaginalis è -secondo diversi pensatori e non solo occidentali- l’eco percepibile di quella regione che possiede dimensioni ed estensione, forme e colori, non direttamente percepibili se non nella sua Epifania, vale a dire nel suo passaggio dallo stato di occultamento, di potenza, allo stato luminoso e manifesto, direi Rivelato, che sono le Immagini o l’Immagine che portiamo in un contesto di crescita e di evoluzione come quello Arte-Terapeutico. Questo passaggio è -a mio parere- proprio il processo della Creazione, è il processo Creativo, che viviamo nel momento in cui una immagine preme ai confini della nostra coscienza per divenire sensibile e condivisibile. L’arte ci permette di pescare nel mare dell’Immaginale le nostre proprie e singolari, Uniche Immagini. In questa regione Immaginale J. Hillman riconduce tutti i fenomeni della nostra mente, i nostri comportamenti, le azioni, gli eventi sociali-umani e naturali. Un grande spazio Archetipico di modelli primari e ricchi di Senso che ri-significano i nostri atti e danno coesione (anche inconsapevolmente alla nostra esistenza). L’Immagine in quanto Epifania di quel Soffio Vitale (Elan vital) del pensatore Bergson, che Sostanzia il nostro Sé. Noi siamo la nostra Immagine. Altra cosa è la con-fusione moderna tra “immagine, fantasia, fantasticheria,” ed io aggiungerei “irreale, a-logico, inutile, non concreto, deviante” e via dicendo. Niente di più banale e di più fuorviante. L’Immagine di fronte alla quale ci troviamo in un setting Arte-Terapeutico è un tentativo di rivelazione dell’Essenziale e di un Sé profondo, esattamente del “ciò che Sono”. Un tentativo di arricchimento e di trans-formazione del mio corpo, delle mie emozioni, dei miei pensieri, dei miei comportamenti della mia vita. Il recupero di un Senso, nel tessuto tangibile della nostra esistenza quotidiana. Niente di più influente del mondo Immaginale e delle Immagini da esso provenienti; niente di più potente di questa Intelligenza Spirituale; niente di più concreto del recupero di una Informazione che aleggia nel vuoto dell’Universo ed attende di essere colta nello spazio tra un mio pensiero ed un altro mio pensiero, nello spazio inter-cellulare e nei misteriosi legami di Sostanze Rivelatrici di quell’Unico momento iniziale che se solamente intuito può permetterci di iniziare a cambiare questo nostro Viaggio.
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UNO SPECIFICO SULLE ARTITERAPIE a cura di Francesco Montefinese _________
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