STRESS... !CHE FATICA.....

a cura di dr.

Francesco Montefinese

 

Oramai il processo di industrializzazione e lo sviluppo tecnologico hanno indotto un profondo cambiamento nello stile e nella qualità di vita delle popolazioni occidentali, comportando l'associazione degli individui in grandi agglomerati urbani, in una complessa rete di rapporti sociali, spesso convenzionali, e generando forti motivi di sicurezza o di insicurezza, e continue aspettative e richieste sull'individuo. Spesso  le condizioni  ambientali, intendendo  con  questo  termine  sia  gli  aspetti  puramente strutturali  e statici  dell’architettura ambientale non  tengono  in debito conto  le importanti caratteristiche di  spazialità, fruibilità, estetica ecc. che  diversi  studi specifici  del  settore, hanno  evidenziato come tra  le variabili  fondamentali  nel  determinare in modo negativo  le stesse  relazioni  umane nel  tessuto  sociale. Altro  aspetto  fondamentale, è la filosofia prevalentemente consumistica ed efficientistica, e protesa dunque,  ad un  risultato,  che, ci si illude rappresenti da se ed esaurisca il fondamentale  bisogno di auto-realizzazione dell’uomo nel mondo moderno. L’espressione di una certa individualità, emotività, l’etica ed  il  senso, nonché la spiritualità come  componenti  di  una “sana” relazione  umana, non  trovano  spazio nella frenesia e nella  illusione moderna. Il prodotto,  e solamente  esso,  senza anima e vitalità è terribilmente schiacciato  dalla logica consumistica. Se  non si  consuma  non si  esiste e  non si è  degni  di nota.  Il costante stato di tensione, sostenuto dal tentativo di rispondere alle esigenze imposte dalla società, secondo  questi  concetti e  parametri  eistenziali,  ha prodotto il dilagare della patologia da stress.  Stress e condizioni ambientali negative incidono fortemente sullo stato di salute dell’individuo e determinano l’insorgere di gravi problematiche sociali. Negli studi in  materia sono ampiamente rappresentate le più comuni situazioni stressanti della vita quotidiana quali esami universitari, stress lavorativo, attesa di intervento chirurgico, disoccupazione  grave malattia di un familiare e diverse  altre condizioni. Non perché  queste di per sé  rappresentino  una condizione di  malattia o  meglio  per ammalarsi,  per  lo  stress che esse stesse  comportano, ma, sicuramente  per il  tipo  di  risposta – e vale a dire di emozioni, pensieri, cognizioni – che ogni  individuo  si  trova a dover dare in  una siffatta strutturazione sociale del  nostro  tempo moderno. Molti  anni  fa un carosello pubblicizzava un amaro come antidoto contro "il logorio della vita moderna". Quel logorio è ormai da tempo efficacemente sintetizzato da una parola inglese: stress (sforzo), entrata nell'uso comune dei più diversi ambiti sociali e culturali, italianizzata (stressante, stressato, mi stressa), largamente usata e abusata. Paradossalmente,  e questo me lo  chiedo  anch‘io, forse  la società  moderna  ha anche  creato  a sua volta tutta  una serie di  gadget,  servizi (se tali possono descriversi), espedienti di  tipo (a loro volta) consumistico, e altro ancora, per  tentare di  far  fronte e dare  una risposta di  sistema al  grande  problema delle patologie da  stress. A  mio  avviso  neanche tanto  ben  riconosciute in  quanto  si  tenta  comunque in  qualche  modo di classificare la costellazione dei sintomi dello stress come qualcosa d’altro, sempre  meglio  definito e categorizzato nei classici manuali  diagnostici. Lo  stress al  contrario riguarda e coinvolge anche  una dimensione strutturale-sociale ed etica di  difficile gestione all’interno di una relazione  psicoterapeutica ed ancor di più all’interno di una relazione  medico-psichiatrica. Lo stress ormai fa parte integrante della vita quotidiana. Nella nostra società è ormai diventato una minaccia per la salute ed il benessere fisico e psicologico di sempre più numerose persone.
Sembra che  una percentuale nettamente superiore al 50% delle problematiche medico-sanitarie sono collegate ai problemi conseguenti situazioni di vita stressanti. Soprattutto nei professionisti e lavoratori che hanno un grande impegno nelle relazioni interpersonali molte delle assenze dal lavoro per malattie, sembrano per esempio imputabili proprio allo stress.
Lo stress dunque non è qualcosa che si possa evitare e non è qualcosa da evitare necessariamente.

Delineiamo un po’ la storia di  questo  fenomeno.
Nella letteratura scientifica  il  concetto di  stress è  stato utilizzato  in modi  diversi,  spesso  contraddittori  tra di loro. Per esempio:

    1. stress=stimolo nocivo.

In  questo  caso  si  riferiva a diversi  stimoli interni  ed esterni  all’organismo e di diversa natura, per esempio stress sociale, oppure stress da  malattia, oppure stress fisico. In  questo  caso  il  significato  siffatto  della parola stress non tiene conto  della capacità  reattiva dell’organismo.

  1. stress=particolari  condizioni  di  stimoli  e di  risposte dell’organismo.

E’  chiaro come qui si intenda una caratteristica stimolazione  intensa e prolungata, per esempio, e  una serie di  risposte psico-fisiologiche della persona ai  suddetti  stimoli.

  1. stress=risposta psicologica e fisiologica complessa.

Infine  è  stato  considerato  appunto  come  una risposta  complessa  sia  psicologica che fisiologica,  ad  una serie eterogenea di  stimoli fisici, biologici, psico-sociali, interni  ed esterni alla  persona. In  ambito  clinico  oltre che teorico questa ultima concezione dello  stress si  è  dimostrata la  più utile. Evidenziando  per  l’appunto  la modalità  reattiva - sia nel  suo  aspetto  difensivo che patogeno - dell’organismo-persona.

 

La parola  “stress” ha come tute le parole  una sua storia ed evoluzione storica nel  corso  dei  tempi,  racchiudendo  in  se la cultura e la visione del  tempo storico di riferimento.
In uso  nella lingua inglese da  molto  tempo  prima che venisse  introdotto  in ambito  scientifico nel  XVII sec. aveva significato di  “difficoltà, afflizione, avversità”. Nel  XVIII e XIX sec. è divenuto sinonimo  di  “forza, pressione, tensione o sforzo” applicati  sia ad  un oggetto  che  ad  un  organismo. Attualmente ha acquisito il  significato  di  stato  di tensione  o  di  resistenza di un oggetto  o  di una persona che si oppone a forze esterne che agiscono  su  di  essi.
Anche  nell’abito  della ricerca sul  fenomeno  dello  stress si possono individuare diversi periodi  storici o momenti evolutivi nel  corso del ‘900  nella conoscenza di  questo  fenomeno. Schematizzando possiamo  così  sintetizzare:

  1. W. Cannon per  primo introdusse  il  concetto di  “reazione di  allarme” in biologia analizzandone tutte le componenti psico-neuro-endocrinologiche di tale risposta ed  in modo particolare  l’attivazione della midollare del  surrene. Giunse  in  fine delle sue  indagini  ad usare  il concetto  di  stress con il significato  di  “stimolo” inteso proprio  come  livello massimo  di  stimolazione che  organismo  biologico possa tollerare senza  comprometterne la sua funzionalità ed  i  relativi meccanismi  compensatori psico-fisiologici.

2. H. Selye studia  per molti  anni il  fenomeno e possiamo  riassumere dicendo  che  la sua ricerca  è  stata fondamentale  per la comprensione dell’insorgenza di  malattie causate in  qualche modo  da stress cronico. Ha dunque inserito  lo  stress in un teoria generale dello s viluppo della malattia nell’uomo. Secondo  questo  studioso  lo  stress  non è  altro che una reazioneo  meglio risposta aspecifica dell’organismo ad ogni  richiesta effettuata su  di  esso. Dunque  tutti  gli  stimoli  che lui  definisce  “stressor” di  fatto producono   la medesima reazione nell’organismo. In  realtà  Selye scoprì ed  interpretò  la risposta di  organismi biologici alla  inoculazione di determinate altre sostanze come  “sindrome generale di  adattamento”. Evidenziò  dunque come questa  sindrome di  sviluppa secondo  tre  fasi:

    1. fase di  allarme  in cui  si  evidenziano  esclusivamente modificazioni  di carattere biochimico-ormonale
    2. fase di  resistenza in cui l’organismo-(persona) si organizza stabilmente  anatomodunzionalmente  in modo  difensivo rispetto  alle stimolazioni  ricevute
    3. e fase di  esaurimento nella quale si verifica  il  crollo  delle difese e  l’incapacità  dunque  ad adattarsi  ulteriormente  agli  stressor.

Selye stesso notò successivamente che questo  tipo di  risposta stereotipata si produceva in   realtà  per l’attivazione di  tre ghiandole nel nostro  sistema nervoso che  vanno  sotto il nome di  asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene, disposte proprio  secondo un  asse verticale. Le prime due  posizionate all’interno  del  cervello e le ghiandole surenali  invece  seguendo un  asse verticale,  sulle reni.
Cosa possiamo  dunque concludere rispetto  ai  dati  che questo  ricercatore ci  lascia?  Intanto  che  lo  stress viene visto  da Selye come  una reazione adattiva e fisiologica aspecifica a qualunque richiesta di  modificazione esercitata sull’organismo da  una vasta  quantità  di  stimoli e di  diversa natura. Possiamo  ancora dire che  la reazione di  stress  è molto  utile, è una reazione vitale  ed adattativi, essa può  comunque divenire una condizione patogena se  lo stresso reagisce con  particolare  intensità e per periodi  tempo  sufficientemente lunghi.

3. J. Mason. Questo studioso  accetta fondamentalmente  la visione  dello  stress secondo Selye  ma  le sue  ricerche soprattutto  sugli  stimoli  e fattori psico-sociali lo inducono  a rivedere  il concetto  di  firts-mediator. Il first-mediator di cui parlava  Selye  non è  altro  che un mediatore biochimico  o  nervoso che  fa da tramite tra gli  stimoli  e le strutture neuroendocrine deputate alla produzione della reazione di  stress di cui prima abbiamo  parlato. Questo  tramite, servì  allo  studioso per spiegare  come mai fosse  possibile   che la reazione di  stress ( soprattutto  se cronico  ed intenso) comune ad  ogni  organismo  portasse  poi  alla insorgenza di una malattia.

Mason  affronta  il problema di  questo  mediatore  in modo  diverso e formulando la ipotesi  che la  reazione di  stress fosse  prodotta  in  realtà  da  un  eccitamento  di  tipo  emozionale nella persona. Formula questa ipotesi  partendo  dall’osservazione documentata della reattività del  sistema  ipotalamo-ipofisi-corticosurrene a un  gran  numero  di  stimoli  psicosociali- suscettibili di  indurre  una reazione emozionale. L’osservazione che  la relazione corticosurrenale a stimoli  emotivi è  sostanzialmente identica a quella descritta da  Selye nella reazione da stress ha  indotto  Mason  a  scindere lo  stimolo  fisico  da quello  emotivo nella risposta da  stress. La reazione emozionale notò,  accompagna  o precede  immediatamente  la stimolazione fisica nella reazione da stress nella persona. Il  first mediator dunque  per  Mason  è  rappresentato  dalle strutture anatomo funzionali  responsabili  dell’attivazione emozionale  a livello fisiologico e dall’apparato psicologico coinvolto  nella risposta emozionale a una serie complessa di  stressor. Dunque sia  l’uomo  che i primati rispondono  infatti  a stressor di natura  psico-sociale  con uno  schema complesso di  reazione multiormonale complessa la cui  configurazione generale è  altamente personalizzata e specifica e non più  aspecifica come affermava  Selye. R. Lazarus continuò su  questa strada le ricerche parlando  addirittura di  stress psicologico. La reazione dunque  a questo punto  dipende dalla valutazione cognitiva del significato dello  stimolo, mentre  nello  stress fisiologico la reazione è determinata da  un’azione diretta dello stimolo  sui tessuti. Possiamo  dunque concludere affermando che se  uno  stimolo  per  una  ipotetica  persona  non è  considerato rilevante in  qualche  modo,  sia  a livello  consapevole che  inconscio, non si verifica una attivazione emozionale e dunque  una eventuale reazione non può  essere considerata come stress psicologico.

 

Possiamo  finalmente approdare ad una  descrizione dello  stress come quella attualmente  più  accettata e cioè: reazione fisiologica, adattativa, caratteristica della vita, che  può tuttavia divenire  ed assumere  un  significato patogenetico (cioè  indurre e favorire  malattia) quando è  prodotta in modo  tropo intenso per lunghi periodi  di tempo o  quando è  ostacolata  nel  suo regolare svolgimento. All’interno  di  questa  descrizione ovviamente si  giocano  - nel  senso  che è possibile evidenziare -  i processi  sopra elencati di natura  psico-neuro-endocrina complessa.
Brevemente  è  utile sottolineare come  le  emozioni (prima si parlava di  eccitazione di tipo  emozionale) rappresentano  un  fattore  ed  un fenomeno  fondamentale nel produrre e determinare stress patologico o negativo,  e dunque  ancora,  nel  favorire “malesseri, disagi psichici e fisici, disturbi  del comportamento, malattia mentale,  ecc.”. Brevemente accenno  alla  complessa inter-dipendenza tra sistema emozionale e sistema  neuro-endocrino. Semplicemente la  quantità  di  ormoni e neurotrasmettitori tipici  della reazione di  stress vengono  elicitati  ovviamente non  solo  da stimoli  fisici ma anche da  stimoli  di natura psicologica e sociale, piuttosto che di  natura emotiva   e da certi  tipi  di pensiero (cosiddetti a questo punto  disfunzionali). In  realtà  tentiamo  in  questo modo di evidenziare il  fattore emotivo e cognitivo come  elemento  fondamentale nel provocare una risposta di stress patogena, ma trattasi  al contrario  di  una  unità psico-fisiologica e dunque  inscindibile di  per se.

Senza lo stress l’organismo-persona  non sarebbe in grado di rispondere efficacemente. Se tale stato di cose si prolunga, l'organismo entra, però, in una fase di stress cronico o di stress patogeno. Questo  spesso  ci succede quando, in un determinato periodo della nostra vita, i problemi e gli impegni che ci investono sono per esempio eccessivi rispetto alle nostre risorse e capacità del momento di poterli affrontare e gestire. Vale a dire quando  il nostro sistema psicologico sul piano  cognitivo  ed emotivo  attiva  in modo  intenso e  prolungato nel  tempo una reazione di  stress (dunque  psico-fisico) che  nel  tempo  crea disfunzioni,  disagio e malattia. Ne sono esempio le condizioni che attivano lo stato di allarme, ma non consentono la risoluzione del conflitto, quali gli accadimenti di separazione e di perdita (di un congiunto, del lavoro, della casa), oppure gli improvvisi cambiamenti. Questi eventi stressanti troppo potenti, frequenti o prolungati, oppure mai affrontati in precedenza superano la possibilità di resistenza dell'organismo, inducendo una "fase di esaurimento" della risposta, caratterizzata da una riduzione critica delle nostre capacità adattative, che predispone allo sviluppo della malattia. Ogni individuo ha una sua resistenza ai fattori stressanti (stressor), determinata complessivamente dal patrimonio genetico con  tutte le sue variabili efattori, da aspetti  costituzionali sia genetici  che  esperienziali primari, che fattori psicologici passati  e attuali  oltre che la personalità. Così come le ricerche evidenziavano, soprattutto  come gli  studi più  attuali  sulla strutturazione ambientale (nel  suo  senso più ampio) l'organizzazione sociale ha un'importante influenza psico-biologica sull'individuo, esercitando, insieme alla valutazione cognitiva propria dell'uomo, un controllo sulle modalità di espressione della reazione emozionale, a volte facilitando, altre volte inibendo l'espressione delle emozioni o la risposta diretta, con conseguente attivazione cronica del sistema nervoso ed endocrino. Le caratteristiche del lavoro e dei rapporti familiari, le abitudini di vita, le relazioni  amicali  ed intime, le regole sessuali, il livello di sicurezza sociale, cosi  come condizioni  fisico-ambientali tra i  quali  il livello di  rumore continuo  e crescente, la disorganizzazione e la complicazione di  strutture e servizi (relazioni), la non  buona  illuminazione e la difficoltà  di  trovare spazi  più  personali  ed intimi, inquinamento  dell’aria oltre che inquinamento  visivo,  l'arredamento nel rispetto dei criteri ergonomici, sono solo  alcuni  tra  i fattori in grado di condizionare le risposte agli eventi della vita quotidiana. La nostra società ha alla base gerarchie, ruoli, norme di comportamento, per cui la fonte prevalente di stimoli emozionali è costituita non tanto da eventi stressanti di natura fisica, quanto da quelli legati ai rapporti interpersonali, dunque  le relazioni. Frequente nella nostra società è, ad esempio, il malessere cronico provocato dallo stress da lavoro, causato da una varietà di fattori, comprendenti condizioni di precarietà lavorativa, lunghi spostamenti per raggiungere il posto di lavoro, conflitti con i colleghi o con il capo, forti pressioni al massimo rendimento e all'efficienza, contrazione del tempo da dedicare a se stessi e alla famiglia, squilibrio tra impegno e responsabilità da una parte e retribuzione dall'altra, pochi e malfatti servizi orientati  alla consulenza delle più  diverse  problematiche o  difficoltà  del  quotidiano, difficoltà  ad essere aiutati   in particolari periodi o  fasi  evolutive da servizi sociali  orientati   promotori  di  ben-essere.

Diversi studi hanno mostrato che al momento della partenza della gara i piloti di Formula 1 mostrano notevoli segni di stress (accelerazione massimale del battito cardiaco, livelli elevati degli ormoni dello stress); tale esperienza, però, è vissuta in modo positivo e piacevole. Appare quindi chiaro (come prima si  diceva) che ciò che risulta stressante per una persona, può non esserlo per un’altra. Per giudicare una situazione come pericolosa è perciò necessario l’intervento dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, cioè del nostro sistema cognitivo-emotivo.
 
Dunque a seconda  di  certe valutazioni  cognitive ed emotive che facciamo (pensieri ed emozioni ad essi correlati) rispondiamo  sul  piano comportamentale  in un  certo modo piuttosto che in un  altro. E successivamente ancora, è molto importante, nella reazione da stress,  la valutazione dello stesso  comportamento emesso,  sia cosa ne pensiamo noi stessi,  sia  cosa  pensiamo  che gli  altri  o il mondo pensa quel nostro comportamento. In  tutto ciò (nella reazione da stress), sono molto importanti ancora  le nostre aspettative future ma  non solo, i nostri apprendimenti,  vale a dire le nostre esperienze  passate o recenti. In un  complesso  gioco  di  forze.  E’ utile e spesso necessario  poter  iniziare a comprenderci per gestire al meglio le nostre reazioni  e  malesseri  esistenziali  spesso  dovuti  allo  stress.

Molto utili  sono in  tal proposito  gli interventi  integrati di  tipo  psicologico (per esempio  tecniche di  rilassamento, ma non  solo..) e intervento  con  psicofarmaco all’occorrenza.

 

Solo  alcuni   della costellazione  dei  sintomi tipici  di una situazione di  stress cronico o patogenetico:

    Sul piano psicologico: agitazione, nervosismo, cattiva  o per nulla  concentrazione nei  vari compiti della vita, ansia generalizzata o  anche specifica in  alcune situazioni, situazioni  di  depressione, malessere a livello  umorale durante  la giornata, senso  di  stanchezza e svogliatezza, senso di insoddisfazione, insonnia, tutto ciò inoltre avrà  dei riscontri  nelle relazioni  con  gli  altri e sul piano  del comportamento in  diversi modi. Nelle situazioni più  gravi  ecroniche  molti  altrisno  i  sintomi  che si ossono  rilevare sul piano  del disagio  psichico ,esistenziale ed emotivo-comortamentale. Sembra che  patologie come  la schizofrenia e la depressione nonché  le forme di demenza e  invecchiamento  cerebrale  precoce  possano  in  qualche  modo  essere  facilitate  da particolari situazioni  di vita stressanti.

    Sul  piano  fisico: situazioni  di  accelerazione del  battito cardiaco (tachicardia), dolori  muscolari vari, intensa sudorazione, cattiva digestione, patologie dell’apparato gastroenterico, malattie cutanee, cefalee.  Inoltre  in  alcune di  queste  patologie  come per esempio  quelle cardiovascolari, piuttosto che le cefalee che si protraggono per molto  tempo  piuttosto che le malattie cutanee, le persone eludono  la componente  emotiva e cognitiva  che ha favorito la insorgenza  di  quella determinata malattia. Abbiamo invece  potuto  verificare  con la ricerca quanto la eccitazione emozionale (di cui prima si parlava)  fosse fondamentale nella reazione di  stress cronico  e  patogenetico.

Molte sarebbero sia sul piano  psicologico-comportamentale, emotivo e sociale, oltre che  psico-neuro-endocrino e medico le disfunzioni  e le alterazioni da riportare nel  grande libro  delle  patologie e dei  malesseri umani  dovuti  allo  stress. Qui  mi  sono  limitato ai più  comuni o  più  conosciuti probabilmente da tutti. Senza approfondimenti  ed  ampliamenti  sul piano  psichico e neuro ormonale degli  scompensi creati  dallo  stress cronico.

In realtà quando ci  si  trova di  fronte  ad una patologia o  anche  un  primo  accenno di disagio  in cui  si   diagnostica una situazione di  stress cronico come  componente causale di uno  stato   di malessere nella persona, occorre poter  intervenire  in modo integrato  utilizzando  sia  la terapia  farmacologia e se fosse  possibile la fitoterapia, contemporaneamente ad interventi  di psicoterapia e tecniche  psicologiche sia orientate  alla persona che  finalizzate ad intervenie su  aspetti  della relazione persona-ambiente nel  tentativo di permettere  alla  persona di modificare quelle condizioni  ambientali che contribuiscono  a mantenere  una situazione di  stress cronico. E’ molto importante  poter  iniziare  a comprendere come si reagisce agli  stressor ambientali esterni  ed interni, per  eliminare quei pensieri disfunzionali e quegli  apprendimenti  emotivi e comportamentali non adeguati, evidenziati  dalla ricerca (firts-mediator di  Mason), e che non permettono un adattamento migliore alla vita bloccando così  il continuo  e naturale fluire verso  fasi  evolutive ulteriori.

 

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