Oramai il processo di industrializzazione e lo sviluppo tecnologico hanno indotto un profondo cambiamento nello stile e nella qualità di vita delle popolazioni occidentali, comportando l'associazione degli individui in grandi agglomerati urbani, in una complessa rete di rapporti sociali, spesso convenzionali, e generando forti motivi di sicurezza o di insicurezza, e continue aspettative e richieste sull'individuo. Spesso le condizioni ambientali, intendendo con questo termine sia gli aspetti puramente strutturali e statici dell’architettura ambientale non tengono in debito conto le importanti caratteristiche di spazialità, fruibilità, estetica ecc. che diversi studi specifici del settore, hanno evidenziato come tra le variabili fondamentali nel determinare in modo negativo le stesse relazioni umane nel tessuto sociale. Altro aspetto fondamentale, è la filosofia prevalentemente consumistica ed efficientistica, e protesa dunque, ad un risultato, che, ci si illude rappresenti da se ed esaurisca il fondamentale bisogno di auto-realizzazione dell’uomo nel mondo moderno. L’espressione di una certa individualità, emotività, l’etica ed il senso, nonché la spiritualità come componenti di una “sana” relazione umana, non trovano spazio nella frenesia e nella illusione moderna. Il prodotto, e solamente esso, senza anima e vitalità è terribilmente schiacciato dalla logica consumistica. Se non si consuma non si esiste e non si è degni di nota. Il costante stato di tensione, sostenuto dal tentativo di rispondere alle esigenze imposte dalla società, secondo questi concetti e parametri eistenziali, ha prodotto il dilagare della patologia da stress. Stress e condizioni ambientali negative incidono fortemente sullo stato di salute dell’individuo e determinano l’insorgere di gravi problematiche sociali. Negli studi in materia sono ampiamente rappresentate le più comuni situazioni stressanti della vita quotidiana quali esami universitari, stress lavorativo, attesa di intervento chirurgico, disoccupazione grave malattia di un familiare e diverse altre condizioni. Non perché queste di per sé rappresentino una condizione di malattia o meglio per ammalarsi, per lo stress che esse stesse comportano, ma, sicuramente per il tipo di risposta – e vale a dire di emozioni, pensieri, cognizioni – che ogni individuo si trova a dover dare in una siffatta strutturazione sociale del nostro tempo moderno. Molti anni fa un carosello pubblicizzava un amaro come antidoto contro "il logorio della vita moderna". Quel logorio è ormai da tempo efficacemente sintetizzato da una parola inglese: stress (sforzo), entrata nell'uso comune dei più diversi ambiti sociali e culturali, italianizzata (stressante, stressato, mi stressa), largamente usata e abusata. Paradossalmente, e questo me lo chiedo anch‘io, forse la società moderna ha anche creato a sua volta tutta una serie di gadget, servizi (se tali possono descriversi), espedienti di tipo (a loro volta) consumistico, e altro ancora, per tentare di far fronte e dare una risposta di sistema al grande problema delle patologie da stress. A mio avviso neanche tanto ben riconosciute in quanto si tenta comunque in qualche modo di classificare la costellazione dei sintomi dello stress come qualcosa d’altro, sempre meglio definito e categorizzato nei classici manuali diagnostici. Lo stress al contrario riguarda e coinvolge anche una dimensione strutturale-sociale ed etica di difficile gestione all’interno di una relazione psicoterapeutica ed ancor di più all’interno di una relazione medico-psichiatrica. Lo stress ormai fa parte integrante della vita quotidiana. Nella nostra società è ormai diventato una minaccia per la salute ed il benessere fisico e psicologico di sempre più numerose persone.
Sembra che una percentuale nettamente superiore al 50% delle problematiche medico-sanitarie sono collegate ai problemi conseguenti situazioni di vita stressanti. Soprattutto nei professionisti e lavoratori che hanno un grande impegno nelle relazioni interpersonali molte delle assenze dal lavoro per malattie, sembrano per esempio imputabili proprio allo stress.
Lo stress dunque non è qualcosa che si possa evitare e non è qualcosa da evitare necessariamente.
Delineiamo un po’ la storia di questo fenomeno.
Nella letteratura scientifica il concetto di stress è stato utilizzato in modi diversi, spesso contraddittori tra di loro. Per esempio:
- stress=stimolo nocivo.
In questo caso si riferiva a diversi stimoli interni ed esterni all’organismo e di diversa natura, per esempio stress sociale, oppure stress da malattia, oppure stress fisico. In questo caso il significato siffatto della parola stress non tiene conto della capacità reattiva dell’organismo.
- stress=particolari condizioni di stimoli e di risposte dell’organismo.
E’ chiaro come qui si intenda una caratteristica stimolazione intensa e prolungata, per esempio, e una serie di risposte psico-fisiologiche della persona ai suddetti stimoli.
- stress=risposta psicologica e fisiologica complessa.
Infine è stato considerato appunto come una risposta complessa sia psicologica che fisiologica, ad una serie eterogenea di stimoli fisici, biologici, psico-sociali, interni ed esterni alla persona. In ambito clinico oltre che teorico questa ultima concezione dello stress si è dimostrata la più utile. Evidenziando per l’appunto la modalità reattiva - sia nel suo aspetto difensivo che patogeno - dell’organismo-persona.
La parola “stress” ha come tute le parole una sua storia ed evoluzione storica nel corso dei tempi, racchiudendo in se la cultura e la visione del tempo storico di riferimento.
In uso nella lingua inglese da molto tempo prima che venisse introdotto in ambito scientifico nel XVII sec. aveva significato di “difficoltà, afflizione, avversità”. Nel XVIII e XIX sec. è divenuto sinonimo di “forza, pressione, tensione o sforzo” applicati sia ad un oggetto che ad un organismo. Attualmente ha acquisito il significato di stato di tensione o di resistenza di un oggetto o di una persona che si oppone a forze esterne che agiscono su di essi.
Anche nell’abito della ricerca sul fenomeno dello stress si possono individuare diversi periodi storici o momenti evolutivi nel corso del ‘900 nella conoscenza di questo fenomeno. Schematizzando possiamo così sintetizzare:
- W. Cannon per primo introdusse il concetto di “reazione di allarme” in biologia analizzandone tutte le componenti psico-neuro-endocrinologiche di tale risposta ed in modo particolare l’attivazione della midollare del surrene. Giunse in fine delle sue indagini ad usare il concetto di stress con il significato di “stimolo” inteso proprio come livello massimo di stimolazione che organismo biologico possa tollerare senza comprometterne la sua funzionalità ed i relativi meccanismi compensatori psico-fisiologici.
2. H. Selye studia per molti anni il fenomeno e possiamo riassumere dicendo che la sua ricerca è stata fondamentale per la comprensione dell’insorgenza di malattie causate in qualche modo da stress cronico. Ha dunque inserito lo stress in un teoria generale dello s viluppo della malattia nell’uomo. Secondo questo studioso lo stress non è altro che una reazioneo meglio risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso. Dunque tutti gli stimoli che lui definisce “stressor” di fatto producono la medesima reazione nell’organismo. In realtà Selye scoprì ed interpretò la risposta di organismi biologici alla inoculazione di determinate altre sostanze come “sindrome generale di adattamento”. Evidenziò dunque come questa sindrome di sviluppa secondo tre fasi:
- fase di allarme in cui si evidenziano esclusivamente modificazioni di carattere biochimico-ormonale
- fase di resistenza in cui l’organismo-(persona) si organizza stabilmente anatomodunzionalmente in modo difensivo rispetto alle stimolazioni ricevute
- e fase di esaurimento nella quale si verifica il crollo delle difese e l’incapacità dunque ad adattarsi ulteriormente agli stressor.
Selye stesso notò successivamente che questo tipo di risposta stereotipata si produceva in realtà per l’attivazione di tre ghiandole nel nostro sistema nervoso che vanno sotto il nome di asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene, disposte proprio secondo un asse verticale. Le prime due posizionate all’interno del cervello e le ghiandole surenali invece seguendo un asse verticale, sulle reni.
Cosa possiamo dunque concludere rispetto ai dati che questo ricercatore ci lascia? Intanto che lo stress viene visto da Selye come una reazione adattiva e fisiologica aspecifica a qualunque richiesta di modificazione esercitata sull’organismo da una vasta quantità di stimoli e di diversa natura. Possiamo ancora dire che la reazione di stress è molto utile, è una reazione vitale ed adattativi, essa può comunque divenire una condizione patogena se lo stresso reagisce con particolare intensità e per periodi tempo sufficientemente lunghi.
3. J. Mason. Questo studioso accetta fondamentalmente la visione dello stress secondo Selye ma le sue ricerche soprattutto sugli stimoli e fattori psico-sociali lo inducono a rivedere il concetto di firts-mediator. Il first-mediator di cui parlava Selye non è altro che un mediatore biochimico o nervoso che fa da tramite tra gli stimoli e le strutture neuroendocrine deputate alla produzione della reazione di stress di cui prima abbiamo parlato. Questo tramite, servì allo studioso per spiegare come mai fosse possibile che la reazione di stress ( soprattutto se cronico ed intenso) comune ad ogni organismo portasse poi alla insorgenza di una malattia.
Mason affronta il problema di questo mediatore in modo diverso e formulando la ipotesi che la reazione di stress fosse prodotta in realtà da un eccitamento di tipo emozionale nella persona. Formula questa ipotesi partendo dall’osservazione documentata della reattività del sistema ipotalamo-ipofisi-corticosurrene a un gran numero di stimoli psicosociali- suscettibili di indurre una reazione emozionale. L’osservazione che la relazione corticosurrenale a stimoli emotivi è sostanzialmente identica a quella descritta da Selye nella reazione da stress ha indotto Mason a scindere lo stimolo fisico da quello emotivo nella risposta da stress. La reazione emozionale notò, accompagna o precede immediatamente la stimolazione fisica nella reazione da stress nella persona. Il first mediator dunque per Mason è rappresentato dalle strutture anatomo funzionali responsabili dell’attivazione emozionale a livello fisiologico e dall’apparato psicologico coinvolto nella risposta emozionale a una serie complessa di stressor. Dunque sia l’uomo che i primati rispondono infatti a stressor di natura psico-sociale con uno schema complesso di reazione multiormonale complessa la cui configurazione generale è altamente personalizzata e specifica e non più aspecifica come affermava Selye. R. Lazarus continuò su questa strada le ricerche parlando addirittura di stress psicologico. La reazione dunque a questo punto dipende dalla valutazione cognitiva del significato dello stimolo, mentre nello stress fisiologico la reazione è determinata da un’azione diretta dello stimolo sui tessuti. Possiamo dunque concludere affermando che se uno stimolo per una ipotetica persona non è considerato rilevante in qualche modo, sia a livello consapevole che inconscio, non si verifica una attivazione emozionale e dunque una eventuale reazione non può essere considerata come stress psicologico.
Possiamo finalmente approdare ad una descrizione dello stress come quella attualmente più accettata e cioè: reazione fisiologica, adattativa, caratteristica della vita, che può tuttavia divenire ed assumere un significato patogenetico (cioè indurre e favorire malattia) quando è prodotta in modo tropo intenso per lunghi periodi di tempo o quando è ostacolata nel suo regolare svolgimento. All’interno di questa descrizione ovviamente si giocano - nel senso che è possibile evidenziare - i processi sopra elencati di natura psico-neuro-endocrina complessa.
Brevemente è utile sottolineare come le emozioni (prima si parlava di eccitazione di tipo emozionale) rappresentano un fattore ed un fenomeno fondamentale nel produrre e determinare stress patologico o negativo, e dunque ancora, nel favorire “malesseri, disagi psichici e fisici, disturbi del comportamento, malattia mentale, ecc.”. Brevemente accenno alla complessa inter-dipendenza tra sistema emozionale e sistema neuro-endocrino. Semplicemente la quantità di ormoni e neurotrasmettitori tipici della reazione di stress vengono elicitati ovviamente non solo da stimoli fisici ma anche da stimoli di natura psicologica e sociale, piuttosto che di natura emotiva e da certi tipi di pensiero (cosiddetti a questo punto disfunzionali). In realtà tentiamo in questo modo di evidenziare il fattore emotivo e cognitivo come elemento fondamentale nel provocare una risposta di stress patogena, ma trattasi al contrario di una unità psico-fisiologica e dunque inscindibile di per se.
Senza lo stress l’organismo-persona non sarebbe in grado di rispondere efficacemente. Se tale stato di cose si prolunga, l'organismo entra, però, in una fase di stress cronico o di stress patogeno. Questo spesso ci succede quando, in un determinato periodo della nostra vita, i problemi e gli impegni che ci investono sono per esempio eccessivi rispetto alle nostre risorse e capacità del momento di poterli affrontare e gestire. Vale a dire quando il nostro sistema psicologico sul piano cognitivo ed emotivo attiva in modo intenso e prolungato nel tempo una reazione di stress (dunque psico-fisico) che nel tempo crea disfunzioni, disagio e malattia. Ne sono esempio le condizioni che attivano lo stato di allarme, ma non consentono la risoluzione del conflitto, quali gli accadimenti di separazione e di perdita (di un congiunto, del lavoro, della casa), oppure gli improvvisi cambiamenti. Questi eventi stressanti troppo potenti, frequenti o prolungati, oppure mai affrontati in precedenza superano la possibilità di resistenza dell'organismo, inducendo una "fase di esaurimento" della risposta, caratterizzata da una riduzione critica delle nostre capacità adattative, che predispone allo sviluppo della malattia. Ogni individuo ha una sua resistenza ai fattori stressanti (stressor), determinata complessivamente dal patrimonio genetico con tutte le sue variabili efattori, da aspetti costituzionali sia genetici che esperienziali primari, che fattori psicologici passati e attuali oltre che la personalità. Così come le ricerche evidenziavano, soprattutto come gli studi più attuali sulla strutturazione ambientale (nel suo senso più ampio) l'organizzazione sociale ha un'importante influenza psico-biologica sull'individuo, esercitando, insieme alla valutazione cognitiva propria dell'uomo, un controllo sulle modalità di espressione della reazione emozionale, a volte facilitando, altre volte inibendo l'espressione delle emozioni o la risposta diretta, con conseguente attivazione cronica del sistema nervoso ed endocrino. Le caratteristiche del lavoro e dei rapporti familiari, le abitudini di vita, le relazioni amicali ed intime, le regole sessuali, il livello di sicurezza sociale, cosi come condizioni fisico-ambientali tra i quali il livello di rumore continuo e crescente, la disorganizzazione e la complicazione di strutture e servizi (relazioni), la non buona illuminazione e la difficoltà di trovare spazi più personali ed intimi, inquinamento dell’aria oltre che inquinamento visivo, l'arredamento nel rispetto dei criteri ergonomici, sono solo alcuni tra i fattori in grado di condizionare le risposte agli eventi della vita quotidiana. La nostra società ha alla base gerarchie, ruoli, norme di comportamento, per cui la fonte prevalente di stimoli emozionali è costituita non tanto da eventi stressanti di natura fisica, quanto da quelli legati ai rapporti interpersonali, dunque le relazioni. Frequente nella nostra società è, ad esempio, il malessere cronico provocato dallo stress da lavoro, causato da una varietà di fattori, comprendenti condizioni di precarietà lavorativa, lunghi spostamenti per raggiungere il posto di lavoro, conflitti con i colleghi o con il capo, forti pressioni al massimo rendimento e all'efficienza, contrazione del tempo da dedicare a se stessi e alla famiglia, squilibrio tra impegno e responsabilità da una parte e retribuzione dall'altra, pochi e malfatti servizi orientati alla consulenza delle più diverse problematiche o difficoltà del quotidiano, difficoltà ad essere aiutati in particolari periodi o fasi evolutive da servizi sociali orientati promotori di ben-essere.
Diversi studi hanno mostrato che al momento della partenza della gara i piloti di Formula 1 mostrano notevoli segni di stress (accelerazione massimale del battito cardiaco, livelli elevati degli ormoni dello stress); tale esperienza, però, è vissuta in modo positivo e piacevole. Appare quindi chiaro (come prima si diceva) che ciò che risulta stressante per una persona, può non esserlo per un’altra. Per giudicare una situazione come pericolosa è perciò necessario l’intervento dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, cioè del nostro sistema cognitivo-emotivo.
Dunque a seconda di certe valutazioni cognitive ed emotive che facciamo (pensieri ed emozioni ad essi correlati) rispondiamo sul piano comportamentale in un certo modo piuttosto che in un altro. E successivamente ancora, è molto importante, nella reazione da stress, la valutazione dello stesso comportamento emesso, sia cosa ne pensiamo noi stessi, sia cosa pensiamo che gli altri o il mondo pensa quel nostro comportamento. In tutto ciò (nella reazione da stress), sono molto importanti ancora le nostre aspettative future ma non solo, i nostri apprendimenti, vale a dire le nostre esperienze passate o recenti. In un complesso gioco di forze. E’ utile e spesso necessario poter iniziare a comprenderci per gestire al meglio le nostre reazioni e malesseri esistenziali spesso dovuti allo stress.
Molto utili sono in tal proposito gli interventi integrati di tipo psicologico (per esempio tecniche di rilassamento, ma non solo..) e intervento con psicofarmaco all’occorrenza.
Solo alcuni della costellazione dei sintomi tipici di una situazione di stress cronico o patogenetico:
Sul piano psicologico: agitazione, nervosismo, cattiva o per nulla concentrazione nei vari compiti della vita, ansia generalizzata o anche specifica in alcune situazioni, situazioni di depressione, malessere a livello umorale durante la giornata, senso di stanchezza e svogliatezza, senso di insoddisfazione, insonnia, tutto ciò inoltre avrà dei riscontri nelle relazioni con gli altri e sul piano del comportamento in diversi modi. Nelle situazioni più gravi ecroniche molti altrisno i sintomi che si ossono rilevare sul piano del disagio psichico ,esistenziale ed emotivo-comortamentale. Sembra che patologie come la schizofrenia e la depressione nonché le forme di demenza e invecchiamento cerebrale precoce possano in qualche modo essere facilitate da particolari situazioni di vita stressanti.
Sul piano fisico: situazioni di accelerazione del battito cardiaco (tachicardia), dolori muscolari vari, intensa sudorazione, cattiva digestione, patologie dell’apparato gastroenterico, malattie cutanee, cefalee. Inoltre in alcune di queste patologie come per esempio quelle cardiovascolari, piuttosto che le cefalee che si protraggono per molto tempo piuttosto che le malattie cutanee, le persone eludono la componente emotiva e cognitiva che ha favorito la insorgenza di quella determinata malattia. Abbiamo invece potuto verificare con la ricerca quanto la eccitazione emozionale (di cui prima si parlava) fosse fondamentale nella reazione di stress cronico e patogenetico.
Molte sarebbero sia sul piano psicologico-comportamentale, emotivo e sociale, oltre che psico-neuro-endocrino e medico le disfunzioni e le alterazioni da riportare nel grande libro delle patologie e dei malesseri umani dovuti allo stress. Qui mi sono limitato ai più comuni o più conosciuti probabilmente da tutti. Senza approfondimenti ed ampliamenti sul piano psichico e neuro ormonale degli scompensi creati dallo stress cronico.
In realtà quando ci si trova di fronte ad una patologia o anche un primo accenno di disagio in cui si diagnostica una situazione di stress cronico come componente causale di uno stato di malessere nella persona, occorre poter intervenire in modo integrato utilizzando sia la terapia farmacologia e se fosse possibile la fitoterapia, contemporaneamente ad interventi di psicoterapia e tecniche psicologiche sia orientate alla persona che finalizzate ad intervenie su aspetti della relazione persona-ambiente nel tentativo di permettere alla persona di modificare quelle condizioni ambientali che contribuiscono a mantenere una situazione di stress cronico. E’ molto importante poter iniziare a comprendere come si reagisce agli stressor ambientali esterni ed interni, per eliminare quei pensieri disfunzionali e quegli apprendimenti emotivi e comportamentali non adeguati, evidenziati dalla ricerca (firts-mediator di Mason), e che non permettono un adattamento migliore alla vita bloccando così il continuo e naturale fluire verso fasi evolutive ulteriori.
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